Fine del mercato

La mostra di Franck Scurti inaugura la nuova programmazione di personali della galleria MAAB. Il progetto, a cura di Massimiliano Scuderi, porta un titolo emblematico che esprime l’ambiguità del momento storico che viviamo ma anche il modus operandi dell’artista francese, in bilico tra creazione artigianale e produzione industriale. L’esibizione ha come idea centrale la dialettica tra economia quotidiana, mercato dell’arte e qualcosa di più sacro. In mostra sono presenti due nuclei di opere ed un’installazione appositamente concepite per lo spazio milanese. Paesaggi dipinti da anonimi, tele talvolta lacere acquistate su eBay, vengono restituite dall’artista sotto forma di nature morte, chiuse nella parte bassa da un materiale alveolato in uso all’edilizia, chiaro riferimento all’architettura che chiude l’opera come una didascalia della visione. New chance, questo il titolo della serie di opere, sono ognuna racchiusa all’interno di scatole di plexiglass colorato le quali, riconfigurando l’immagine, innescano un meccanismo di differente percezione dell’opera che acquista così nuovo afflato valoriale.
Citando l’artista belga Marcel Broodthaers, Franck Scurti attraverso il suo intervento creativo trasforma la merce in pezzi da collezione, applicando nuove coloriture agli oggetti trovati nei mercatini, conferisce loro significati altri, tra cultura alta e cultura bassa.
L’altra serie di opere presenti in mostra è intitolata Lux Vision, costituita da superfici di vetro poste a parete, come vetrate di cattedrali gotiche di colore giallo, manufatti realizzati a Murano. Un intervento questo che specifica ancora meglio il senso della mostra. Le opere rappresentano infatti il disegno, fin troppo familiare, dei microchip delle carte di credito che, come luminose finestre, permettono la visione del muro retrostante, ovvero della realtà del mercato rappresentata ontologicamente dall’architettura della galleria in quanto spazio commerciale. La vivacità della luce, che compenetra gli oggetti, sembra irradiarsi dalle vetrate stesse, sottolineando ancor più l’ambiguità dell’opera.
Con questa mostra Franck Scurti riprende uno dei suoi celebri filoni di ricerca. Dopo aver affrontato la crisi sociale ed economica in una serie di sculture che alludono ai Mangiatori di Patate (2018) di Van Gogh, affronta con la Fine del Mercato la metafora di questo momento storico, tra criticità e potenzialità. Attento sia ai fenomeni underground, quanto alla tradizione artistica delle avanguardie storiche, l’artista da sempre intende l’arte come una pratica realizzata a partire dall’osservazione della vita quotidiana, in questo caso ha utilizzato la metafora del Mercato come modo per evidenziare il valore delle cose quando non le si trattano come entità note o semplici valori d’uso e di scambio.

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