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«Troppe aggressioni omofobiche, di noi c'era davvero bisogno»

Sale piene, tantissimo interesse e un successo "al di là di ogni previsione". Si conclude domenica il "Fuorisalone delle lesbiche", tre di giorni di cultura e studi su un mondo che vuole (e deve) uscire allo scoperto. MilanoToday ha intervistato l'organizzatrice

Alcune delle partecipanti alla kermesse (da pagina ufficiale Facebook)

In questi giorni è in corso, a Milano, il "Fuori Salone delle Lesbiche", la manifestazione culturale che qualche settimana fa ha fatto parlare di sé per il patrocinio (gratuito) del comune di Milano: l'assessore Boeri, tra l'altro, è atteso per gli ultimi giorni di manifestazione, nel weekend.

MilanoToday ha sentito l'organizzatrice, Caterina Acquafredda.

Come sta andando questa prima edizione del fuori salone delle lesbiche?

Molto bene. Alla prima serata, presso la sede dell'ordine degli psicologi, si erano prenotati il doppio del massimo consentito dalla sala. E anche ieri sera la sala era piena. Crediamo quindi che stiamo rispondendo efficacemente a un bisogno.

Che tipo di bisogno?

Vediamo un panorama preoccupante, fatto di aggressioni omofobiche perfino a Milano, dove uno non se l'aspetterebbe, e un panorama legislativo ormai superato, e abbiamo anche l'impressione che gli adolescenti in famiglia stiano male: il suicidio dovuto all'identità sessuale è tra le principali cause di morte per gli adolescenti.

Da qui l'idea del fuori salone?

Sì, per far sentire quanto siamo parte della stessa umanità. Per questo vogliamo utilizzare linguaggi che appartengono indistintamente a tutti: la filosofia, la letteratura, la scultura e la musica.

Rispetto ai gay pride, come vi ponete? Esistono differenze?

Il messaggio è esattamente lo stesso: la vita è troppo preziosa per irrigidirla in schemi. Al gay pride partecipiamo sempre. Il gay pride rompe lo schema in un modo fragoroso e gioioso, noi lo facciamo col quartetto d'archi della Verdi, ma non c'è differenza. E' un invito alla città.

E la città risponde...

Sì, e tra l'altro vediamo anche una grande partecipazione di persone apparentemente eterosessuali, incuriosite da questo spirito di interlocuzione.

Avete avuto anche il patrocinio gratuito del comune...

E ne siamo molto orgogliose. Qualcuno ha scritto che togliamo risorse, ma non è possibile visto che il patrocinio è gratuito e tutto il nostro lavoro è volontario.

In giunta il vicesindaco (Maria Grazia Guida, n.d.r.) è della Caritas. Questo significa anche che il mondo cattolico dialoga con voi?

La chiesa cattolica è più di quel che si legge in una Enciclica. Dentro di essa c'è molto fermento su questi temi. E nel sentire vero dei credenti possiamo trovarci molto vicini. Io stessa ho attinto in gioventù dai valori di fratellanza e di solidarietà del cattolicesimo.

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