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Giada in uno store a Shanghai

Giada in uno store a Shanghai

"Giada", dalla Cina all'Italia, apre boutique in via Montenapo

"Giada" venerdì aprirà al pubblico il suo negozio di Montenapoleone; dopo anni di consolidamento in Cina (46 negozi dal 2005) arriva in Italia

Un marchio cinese? No, italianissimo. "Giada", che venerdì aprirà al pubblico il suo negozio di Montenapoleone, dopo anni di consolidamento in Cina (46 negozi dal 2005) arriva in Italia.

Lo sbarco della boutique di circa 200 mq rappresenta ''un ritorno a casa'' per la stilista emiliana Rosanna Daolio, perché il marchio nato nel 2001 è sempre stato 100% italiano, dalla progettazione artistica ai materiali, fino alla produzione. Se di solito accade che i cinesi imitino il made in Italy e producano a casa loro collezioni di bassa qualità, questa volta è successo l'inverso, perché un imprenditore dagli occhi a mandorla, Mr. Yizheng Zhao, fondatore di RedStone Haute Couture, ha deciso di investire sull'italianità.

Ora, la Cina made in Italy sbarca nel triangolo della moda e ci tiene a dire quanto è italiana, mantenendo i prezzi medio-alti (un cappotto parte dai 2000-2500 euro) con i quali è diventato uno dei brand di prestigio a maggior crescita in Cina. Giada "piace tanto alle belle mogli dei manager e dei politici - spiega la designer - per questo i nostri competitor possono essere chiunque nel settore dell'alta moda" e "speriamo che il nostro stile piaccia anche qui".

Tutto è iniziato con un grande quadrato nero a pochi passi dalla boutique Versace comparso lo scorso febbraio, la prima vetrina di Giada che ha preceduto l'apertura vera e propria (l'inaugurazione è in programma durante la prossima Milano Fashion Week). Le future tappe sono New York, Parigi e Londra. Nel primo punto vendita italiano, una striscia d'acqua generata dalla parete, alti monoliti in porfido e dettagli in bronzo fuso circondano la collezione pulita e minimale, distribuita su tre livelli (il primo piano è attualmente occupato da Baldinini, ma entro il 2015 passerà a Giada).

Lo stile del negozio "ricorda i flagship store che ho progettato nell'arco di una decina d'anni per Giorgio Armani", ha spiegato l'architetto Claudio Silvestrin, mentre il gusto cinese si ritrova nei camerini, completamente rivestiti di cuoio, perché ai clienti dell'Est piace entrare nel fitting room a piedi scalzi.

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