Inaugurazione del museo rinnovato. Le nuove acquisizioni con le opere del primo novecento italiano della donazione collezione Giancarlo Rusconi

Tra i capolavori esposti della collezione di arte antica del Museo dei Cappuccini:

Madonna delle candelabre della bottega di Antonio Rossellino, Immacolata Concezione con San Francesco di Camillo Procaccini, Via crucis di Giandomenico Tiepolo e Giardino alla Colma di Angelo Morbelli.



Fra i capolavori della Collezione Rusconi:

Umberto Boccioni La donna in poltrona; Pio Semeghini, Lo squero di San Trovaso; Carlo Carrà,

Marina con vela; Filippo De Pisis, Palazzo Ducale.

Riapre ufficialmente al pubblico, venerdì 29 novembre alle ore 18.30, dopo una importante ristrutturazione, il Museo dei Cappuccini di Milano.

I lavori eseguiti sono stati resi necessari a seguito della nuova acquisizione in deposito di una collezione di importanti opere del primo Novecento italiano da parte del dott. Giancarlo Rusconi. Un importante passaggio che ha reso necessario un adeguamento degli spazi per la nuova collocazione senza che il museo rinunciasse alla propria originaria natura.

Accanto alla donazione, ampio spazio ai temi da sempre cari ai Cappuccini (dai Promessi Sposi, all’arte sacra dalla fine del Quattrocento ai giorni nostri, dall’iconografia di San Francesco d’Assisi alle opere di Palma il Giovane, o la via Crucis del Tiepolo) nel nuovo allestimento curato, da Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini.



Il progetto di ristrutturazione del Museo è stato affidato agli architetti John Valencia e Giuseppe Biscottini che, in continuità con la storia del museo (grazie al continuo confronto con la direzione e con i frati), ne hanno ridisegnato spazi e funzionalità. Il Museo sarà nuovo e riconoscibile, nuovo e sobrio, secondo l’uso dei frati cappuccini.



LE SEZIONI DEL MUSEO



Il desiderio è ancora quello di raccontare una storia. Tale desiderio è possibile ritrovarlo nelle sezioni del museo:

I Promessi sposi

I frati Cappuccini

I francescani e la Terra Santa

Iconografia di san Francesco d’Assisi

Arte sacra

L’arte di donare l’arte (Donazioni e lasciti)



Aprirà con le opere dell’arte manzoniana con uno dei capolavori che vengono restituiti alla città: la cosiddetta Madonna del Lazzaretto, preziosa formella risalente agli anni Ottanta del Quattrocento che fu venerata nel lazzaretto di Milano e donata ai Frati Cappuccini del Convento di porta Orientale nel 1633 come ringraziamento per il servizio svolto nel lazzaretto durante la peste.



Un approfondimento in questa prima area del museo riguarda la vita cappuccina (“il ritmo del convento”), affrontata attraverso la narrazione della cultura materiale grazie all’esposizione di oggetti in uso nei conventi: ceste per la questua, tabacchiere, libretti, troccole in legno.

Entrando nel vivo dell’esposizione la prima sala accoglie una sezione dedicata all’iconografia di Francesco d’Assisi con opere dal XVI secolo (icone cretesi) ad un’opera esposta in comodato d’uso che rappresenta insolitamente un Francesco anziano di Alcide Davide Campestrini.

L’altra sezione della sala è di iconografia sacra ed esprime i temi cardine della spiritualità francescana: Santa Chiara di Giuseppe Nuvolone, Camillo Procaccini, Lilium inter spinas (un’originale raffigurazione della Madonna immacolata con san Francesco, collegata con la pala d’altare dell’antico convento di Porta Orientale), Jacopo Palma il Giovane, Angelo annunciante e Madonna Annunciata (La funzione del museo quale luogo di conservazione e valorizzazione si incontra in una Annunciazione composta da due tele in pendant provenienti dal convento di Brescia e temporaneamente spostate al museo proprio per ragioni di studio e conservazione. Le due tele, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane e considerato l’erede spirituale di Tiziano, sono state fino ad ora solo sfiorate dalla critica e sono appena state restaurate grazie al generoso intervento dei Lions Club Milano ai Cenacolo); Gian Domenico Tiepolo, Via Crucis a stampa.

Segue la parte intitolate “l’arte di donare l’arte” che introduce alla sezione della collezione Rusconi: questa comprende 16 opere del primo Novecento italiano che vanno ad arricchire notevolmente la sezione dedicata all’Ottocento e Novecento e alle donazioni e lasciti che i frati Cappuccini di Lombardia hanno ricevuto negli anni.



LA COLLEZIONE RUSCONI



Giancarlo Rusconi ha iniziato presto ad interessarsi all’arte e via via nel tempo ha raccolto una serie di dipinti del Novecento che hanno costituito la sua Collezione. Sedici di queste opere sono state depositate in questo Museo, in segno del suo affetto per la Chiesa e per i frati Cappuccini di viale Piave e in ricordo della moglie Etta.

Si tratta di opere diverse fra loro (Boccioni, Carrà, Semeghini, De Pisis, Tosi, Sironi, Campigli, Rosai ecc.), apparentemente distanti, scelte per l’intrinseca bellezza e non per un’improbabile connessione. Eppure una sorta di fil rouge le unisce e le collega, consentendo al visitatore di percepire la profonda sensibilità del collezionista, innamorato della vita e della sua forza espressiva, attento ai cieli e alla natura lombardi (mirabile in questo senso il riferimento ad Arturo Tosi), ma anche alla figura e ai luoghi dell’uomo.

Tutta la Collezione Rusconi è condensabile in questa intensa attenzione all’uomo e al suo esistere nel tempo. Non ci si deve stupire, allora, se queste opere entrano nel Museo dei Cappuccini, che all’uomo e alla sua vita orientano da sempre la loro missione.

Due opere si pongono con forza al centro della Collezione e ne offrono subito una chiave interpretativa e nel contempo la profondità del valore: La donna in poltrona di Umberto Boccioni del 1909 e Lo squero di San Trovaso di Pio Semeghini, del 1919.

Il dipinto di Boccioni, con il ritratto ad acquarello del poeta Luciano Folgore sul retro, si inserisce nella ricca serie di studi di donna in poltrona, eseguiti fra il 1907 e il 1909.

L’opera di Semeghini, esposto da Licisco Magagnato alla monografica di Verona del 1956 e poi anche alla XXXII Biennale di Venezia del 1964, è un’opera di straordinario valore per la vivacità dell’immagine e il perfetto equilibrio di luce e colore, realizzata in quella che è considerata la sua stagione più felice (fra il 1919 e il 1927).

Alcuni dipinti del Chiarismo lombardo poi (De Amicis, Del Bon, De Rocchi, Lilloni, Spilimbergo) rappresentano, con la loro pittura dai colori chiari e dal segno leggero e intriso di luce, la personalità solare di Giancarlo Rusconi e l’atmosfera calda della sua casa.





LE OPERE DA NON PERDERE

Fra le opere di punta collezione Museo dei Cappuccini nota:



Bottega di Antonio Rossellino (Settignano, Firenze, 1427 – Firenze, 1478-1481), Madonna delle candelabre,

gesso dipinto e dorato con cornice in legno di tiglio intagliato, cm 72 x 64,5



Camillo Procaccini (1551-1629), Immacolata Concezione con San Francesco (Lilium inter spinas),

penna, inchiostro marrone, acquerello lumeggiato con biacca e oro su carta, mm 496x350.



Ortensio Crespi (Romagnano Sesia, Novara, 1577 – Milano, 1620)

San Francesco d’Assisi in estasi, Inizio secolo XVII, olio su tela, cm 112 x 80



Giovanni Stefano Doneda detto il Montalto (Treviglio, Milano 1608 - Milano 1689)

Angelo con bambina (angelo custode) secolo XVII, olio su tela cm. 98,5 x 74 Appena restaurato



Giandomenico Tiepolo (Venezia, 1727- ivi, 1804)

Via crucis, 1748 1749, acquaforte, 14 fogli mm da 210 a 233x da 163 a 185



Angelo Morbelli (Alessandria 1853 - Milano 1919)

Giardino alla Colma, 1911, olio su tela, cm. 35 x 60



Opere di punta collezione Rusconi

Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 - Verona, 1916) La donna in poltrona, 1909, Olio su cartone telato cm. 65x55,(sul retro -sarà visibile- dedica con ritratto a Luciano Folgore)



Pio Semeghini (Bondanello di Quistello, Mantova, 1878 - Verona 1964), Lo squero di San Trovaso, 1919, Olio su tavola, cm 46x54



Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria 1881 - Milano 1966), Marina con vela, 1945, Olio su tela, cm 40x50



Filippo De Pisis (Filippo Tibertelli. Ferrara, 1896 – Brugherio, 1956), Palazzo Ducale, 1947, Olio su tela, cm 95x75



LA STORIA DEL MUSEO

(selezione dalla scheda di approfondimento allegata in cartella stampa)



Il Museo dei Cappuccini di Milano è nato nel 2001 per la necessità di conservare, tutelare e valorizzare il vasto patrimonio di beni culturali dei frati minori Cappuccini della Provincia lombarda. Il primo nucleo di opere era già pervenuto all’Archivio Provinciale dei frati Cappuccini di Lombardia per diverse ragioni: la necessità di una conservazione più adeguata, la sicurezza, la chiusura di conventi. L’apertura di un museo per una corretta conservazione ha offerto l’occasione di presentare la realtà dell’Ordine religioso presente in Lombardia dal 1535. I frati Cappuccini che, fin dal loro arrivo, seppero farsi apprezzare dalla popolazione per il loro quotidiano servizio tra la gente, anche oggi sono noti per questo.



COSA C’ENTRA UN MUSEO CON I FRATI?

Il Museo presenta il pensiero e l’attività dei Cappuccini, l’ambito culturale e religioso nel quale hanno operato, inserito in ampi percorsi della tradizione e della storia di Milano. L’offerta della collezione permanente, infatti, affiancata da esposizioni temporanee, persegue lo scopo di conservare, studiare e diffondere storia, arte e cultura, con lo spirito che da sempre pervade l’attività dei frati minori Cappuccini di Lombardia. Ciò è ben espresso dalle parole di fra Galdino, nella celebre citazione del Manzoni: “Siamo come il mare che riceve da tutte le parti e che torna a distribuire”. Per questo le opere d’arte che sono patrimonio dell’Ordine dei frati minori Cappuccini, vengono “restituite”, attraverso il Museo affinché tutti ne possano godere. Per questa ragione l’ingresso è, e sempre sarà, gratuito, rimettendosi ancora una volta alla generosità di ciascuno per il sostegno dell’attività del Museo.



IL LEGAME DEI CAPPUCCINI CON I PROMESSI SPOSI

Tra i personaggi che si muovono nel romanzo più volte compaiono i frati Cappuccini: padre Cristoforo, fra Galdino, padre Felice Casati, il padre Provinciale… Alcuni sono personaggi storici realmente esistiti (come padre Felice Casati che fu rettore del lazzaretto negli anni della peste del 1630-1631, detta “peste manzoniana”), altri sono nati dalla penna del Manzoni, modellati sulla base di documentazione storica combinata con la conoscenza diretta dei Cappuccini in Lombardia. Gli stessi che a Milano, negli anni in cui Manzoni scriveva, avevano già lasciato e visto abbattere il famoso Convento di Porta Orientale. Se nella figura di fra Cristoforo si riconosce il frate confessore e dedito alla direzione spirituale dei fedeli, in quella di fra Galdino ecco che si presenta il frate questuante, immagine della vita di povertà dei frati Cappuccini. I frati nel lazzaretto, invece, testimoniano il carisma caritativo sempre presente nell’Ordine.

È dunque forte il legame tra i frati Cappuccini, Alessandro Manzoni e “I promessi sposi”, testimoniato nel patrimonio dei Cappuccini lombardi da alcuni beni librari, documentari e dalla memoria del lazzaretto in cui operarono instancabilmente per l’assistenza dei malati. Alcune preziose opere ricordano quel frammento di storia di Milano che fa da ambientazione del romanzo: un’incisione che restituisce un’immagine assai rara del Convento di Porta Orientale, la preziosa formella della Madonna che si venerava all’interno del lazzaretto, una fotografia autografata di Alessandro Manzoni…



*******

NUOVI ORARI MUSEO DEI CAPPUCCINI

APERTO: Da martedì a venerdì dalle 15.00 alle 18.00 e sabato dalle 10.00 alle 18.00

CHIUSO: Domenica e lunedì

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