Mostra Frida Kahlo alla Fabbrica del Vapore: "Il caos dentro"

Apre il 10 ottobre a Milano negli spazi della Fabbrica del Vapore la mostra Frida Kahlo - Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale. Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione essenziale e fattiva del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvaldo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta una occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista. Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte messicana e certamente la più celebre pittrice latinoamericana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale. Nata nel 1907, a sud di Città del Messico, eredita e fa suoi i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la cultura popolare. “Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d'artigianato e i giocattoli tradizionali, insieme all'influsso religioso della madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal padre – afferma Arèvaldo - creano un legame profondo tra la sua produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e la storia del Messico”.

Come noto, Frida, da bambina, fu colpita dalla poliomielite, una malattia che l'avrebbe resa per sempre claudicante dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un incidente: l'autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram, e lei subì diverse fratture alla colonna vertebrale, alle vertebre lombari e all'osso pelvico, oltre a una ferita penetrante all'addome. Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi alla pittura. I postumi dell'incidente ne resero l'esistenza piuttosto tormentata. Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei suoi dipinti, dai quali trapelava inoltre l'immenso dolore interiore provocatole dai continui tradimenti di Diego Rivera. “L'opera di Frida - prosegue Arèvaldo - affonda le proprie radici nella tradizione popolare, ma anche nelle sue esperienze di vita e nelle sofferenze patite, che riesce a esprimere con straordinario talento: il caos interiore e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso una produzione artistica eccezionale, capace di trascendere ogni epoca e frontiera”.

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, con sue frasi e citazioni alternate a fotografie celebri, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino. Qui è ricostruita l’intera stanza con il grande letto a baldacchino con lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quando costretta a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio del 1954; la camera è arredata con oggetti tipici della cultura messicana, tra cui sculture di pietra e pupazzi di cartapesta, con quadri e fotografie, libri, mobili e le stampelle personali.

Lo studio riproduce lo scrittoio e la scrivania con tutte le boccette dei colori ed i pennelli, il diario di Frida, la sedia rossa impagliata, la sedia a rotelle e il grande cavalletto. Nel giardino ci si immerge nell’area lussureggiante di vegetazione che Frida curava e nel quale abitavano vari animali come scimmie e pappagalli. Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). Quella di Matiz, che con la sua inseparabile Rolleiflex, ha creato immagine iconiche delle personalità culturali dell’epoca, è una prospettiva esclusiva e ravvicinata, atta a cogliere con spontaneità le sfumature espressive dell’amica Frida. Colta in questi ritratti fotografici, Frida è ormai più che trentenne. Il fotoreporter la immortala in un momento della sua vita in cui ha maturato piena fiducia in sé stessa. Sono gli anni in cui la Kahlo non solo ha raggiunto la fama quale pittrice, ma come donna è riuscita ad ottenere la piena indipendenza, sia dal punto di vista economico che da quello sentimentale dal marito Diego Rivera.

Leo Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa ed il giardino, lo studio. Lo sguardo di Frida, fieramente puntato verso l’obbiettivo, agisce da autentico campo magnetico all’interno dell’inquadratura. “La Kahlo - ci spiega Alejandra Matiz - era consapevole del valore artistico dell’operato di Leo Matiz e lui, a sua volta, nelle istantanee non mirava ad esaltare la Frida pittrice, bensì il suo lato intensamente femminile. Matiz la considerava una donna molto interessante, ne riconosceva l’intelligenza e una forza fuori dal comune, e questi tratti straordinari sono quelli che con maggiore enfasi sono stati evidenziati dalle inquadrature e dalla luce catturata dal fotografo. Frida possedeva ed indossava abiti particolari, si ornava con accessori estrosi e ricercatissimi. In maniera eccentrica amava inoltre acconciarsi i capelli con fiori o nastri, in fogge sempre diverse. Questi particolari dello stile di Frida sono stati esaltati nelle sedute di posa fotografica che la pittrice concedeva all’amico Leo, quindi eternati nei suoi scatti e resi ormai iconici”.

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