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Una delle opere

Una delle opere

"La resa di Bucefalo", la mostra che fa danzare i cavalli sui Navigli

Fino al 20 giugno 2014, presso l'Area 35, una personale di Melis Yalvac, fotografa turca

I cavalli di Melis emergono dalla polvere, come attraverso fondi di bottiglia, creature di luce nella penombra, respirano gli acari di una memoria legata all’infanzia, e a certi volumi di fiabe illustrate.

Bucefalo era il nome del cavallo di Alessandro Magno, un esemplare della migliore razza tessalica, alcune ipotesi la ritengono appartenente alla odierna razza Akhal-Teke, la cosiddetta razza celeste, discendente dal cavallo turcomanno.

A tutti gli effetti scorre l’Oriente nelle vene di Melis, tedesca sì di nascita, Gronau, ma da genitori turchi. "La resa di Bucefalo", nello spazio espositivo di via Vigevano 35, racconta secondo tecniche differenti l’intimità che la Yalvac dedica al cavallo, secondo un percorso che lo ritrae in presenza o meno della figura umana, interpretata soprattutto da una prospettiva estremamente soggettiva: si tratta infatti di costanti allusioni alla danza classica, che la fotografa porta avanti non solo come passione parallela ma come vera e propria chiave di volta del suo approccio al mondo animale.

La danza classica perchè i cavalli danzano. E’ un linguaggio che abbiamo in comune, ci spiega Melis, ed è quello che serve, il linguaggio comune, per creare un rapporto col cavallo (che poi diventa "resa"). Si dice che come la donna il cavallo non ama i deboli, tanto meno li rispetta. La rappresentazione fotografica della danza associata al mondo animale tematizza proprio questa esperienza reciproca di “cattura” e di “resa”, la progressiva simbiosi che si traduce nell’addestramento.

Un po’ come avviene nei processi di un corteggiamento il terreno di comunicazione si costituisce di moto, la complicità generata dalla ripetizione di un gesto, la fiducia nel copiarlo e dunque di lasciarsi condurre. Per questo si parla di se-duzione. Per questo si parla di danza. Ogni ritratto equino diventa così paradossalmente uno specchio per una serie di caratteri ed stati emotivi legati alla sfera affettiva degli uomini.

Dalla vanità alla timidezza, dalla malinconia alla superbia, fino alla serenità più gaia. I cavalli nelle Belle Arti dal Romanticismo in avanti hanno varcato l’ immaginario calcando scenari differenti secondo gli occhi differenti che li ritraevano, da George Stubbs, passando attraverso De Chirico, fino a Franz Marc. La fotografia permette un approccio assai diverso ma negli scatti di Via Vigevano ci sono suggestioni che ricordano ciascuna delle epoche citate, e molto di più. Il percorso espositivo si articola attraverso una serie di fotografie di grande formato che illustrano il soggetto del cavallo ritratto nei momenti di libertà, dal fermo al galoppo, tra allenamenti e vita quotidiana, tra il recinto e il bosco.

Si prosegue in appunti di studio di Melis, polaroid e piccole stampe raccontano impressioni legate al maneggio e agli appassionati di cavalli. Si arriva poi al cuore della mostra descritto precedentemente: l’animale simbolo di forza e di libertà dialoga “arrendendosi” alla figura dell’àlgida danzatrice.

In mostra fino al 20 giugno, presso Area 35, via Vigevano 35, Milano. Per info: www.melisyalvac.com https://www.area35artfactory.com/

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