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Lo spettacolare mondo pop e buddhista di Murakami in mostra a Milano

Dal 24 luglio al 7 settembre la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale ospita la mostra 'Takashi Murakami - Il ciclo di Arhat'. Il Comune di Milano è la prima istituzione pubblica italiana a presentare in una delle sue sedi un'esposizione di pittura e scultura di grandi dimensioni dell'artista giapponese di fama internazionale

Arriva a Milano Takashi Murakami, il grande artista apprezzato in tutto il mondo per la capacità di far convivere nelle sue opere cultura pop e tradizione giapponese, iconografia manga e buddhista, promuovendo il suo lavoro artistico anche attraverso un’attività commerciale di massa.

Dal 24 luglio al 7 settembre la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale ospita la mostra ‘Takashi Murakami - Il ciclo di Arhat’. Il Comune di Milano è la prima istituzione pubblica italiana a presentare in una delle sue sedi un’esposizione di pittura e scultura di grandi dimensioni dell’artista giapponese di fama internazionale (apertura lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22:30, ingresso 5 euro, ridotto 3).

All’ingresso della mostra i visitatori sono accolti dagli argentei riflessi di luce della scultura ‘Oval Buddha Silver’ (2008), capolavoro di tecnica sia per gli attraenti minuziosi dettagli, sia per l’imponente quanto inquietante presenza.

Il percorso espositivo prosegue con la presentazione di tre ‘Arhat’ di grande formato, tra i 5 e i 10 metri di lunghezza, pensati in risposta al recente grande terremoto in Giappone nel 2011.

Il termine ‘Arhat’ deriva dal sanscrito e significa ‘essere che ha raggiunto l’illuminazione’. La fonte delle immagini rappresentate in questi dipinti è un antico racconto che narra le vicende dei monaci Buddisti che affrontano il declino e la morte, in cui mostri demoniaci e monaci decrepiti in tonache e paramenti tradizionali vagano percorrendo paesaggi psichedelici. Un legame forte con la splendida Sala delle Cariatidi, un tempo sala da ballo poi gravemente danneggiata dai bombardamenti: questo gioiello architettonico oggi rivive grazie ad interventi di restauro che, tuttavia, hanno lasciato volutamente visibili le ferite e le cicatrici provocate dal tragico evento.

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