Museo MAN e ICA Milano, arriva "Connessioni Inventive": gli incontri in diretta streaming

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    Dal 07/05/2020 al 14/05/2020
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    Gratis
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"Connessioni Inventive" è un progetto inedito di committenza e produzione di un calendario di conversazioni digitali pensate come momenti di formazione e approfondimento, realizzato in collaborazione tra due istituzioni italiane di arte e cultura contemporanee, il MAN Museo d'Arte della Provincia di Nuoro e Fondazione ICA Milano. Obiettivo del progetto è dare impulso a un percorso di promozione di conoscenza umanistica in termini interdisciplinari secondo modalità e linguaggi accessibili a tutti.

In un momento di distanza sociale e scarsità di rapporti interpersonali determinato da un rivolgimento globale destinato a segnare mutamenti importanti nel vivere civile, MAN e ICA danno vita a un programma di lecture digitali per offrire un contributo di analisi e interpretazione affidato a voci italiane autorevoli nei loro ambiti di operatività.

Un'idea di conoscenza tra la filosofia e l'arte

Nel progetto "Connessioni Inventive", MAN e ICA condividono un piano di specifiche committenze a ricercatori provenienti da campi diversi e tra loro interrelati: l’ambito dell’indagine, ampio e versatile, proporrà contenuti in campo filosofico, sociale, artistico ed economico. Seguendo l'ispirazione della tradizione latina del sapere aude, dell’aver coraggio di conoscere, ripresa nel XVIII secolo come un asse fondativo della cultura moderna europea, le due istituzioni avviano con Connessioni Inventive un percorso finalizzato a ispirare un'idea di conoscenza come scelta di consapevolezza e di sviluppo di sé.

Il programma

- Giovedì 7 maggio, ore 11. Alessandro Carrera, "Per uno sguardo non gerarchico"
Che cosa hanno in comune il giardino zen di Kyoto, il gioco del pachinko, i recenti sviluppi della network theory e il sospetto che molte, se non tutte le teorie, abbiano un arco di vita inversamente proporzionale al loro livello di complicazione (se vengono abbandonate non è perché non funzionano, ma perché nessuno le capisce più)? La domanda si può riproporre in altro modo: che cosa hanno in comune la musica minimalista o processuale, il mito della musica delle sfere e una fondamentale per quanto segreta antologia di folk music americana? O, per scendere ancora più nel concreto, sarebbe possibile sostenere, con uno sguardo ormai panoramico sul Novecento, che un oscuro bluesman del Mississippi e, per dire, T. S. Eliot, sono entrambi poeti modernisti, e non perché uno sia più o meno grande dell'altro, ma perché a un livello superiore e non gerarchico sono uno "come" l'altro, anzi sono "lo stesso"?

La domanda, che a questo punto non è più solo di analisi della cultura, ma prettamente filosofica, deve forse essere affrontata secondo il suggerimento del Wittgenstein delle Ricerche filosofiche: prima di giudicare, guardiamo se tutti questi "giochi" hanno qualcosa in comune. Guardiamo davvero, e cominceremo a vedere somiglianze, affinità, parentele.
 
Alessandro Carrera è docente di Italian Studies e di World Cultures and Literatures alla University of Houston, in Texas, dove ha fondato il programma di Global Cinema Studies. Ha scritto di filosofia italiana ed europea, letteratura italiana e comparata, musica classica e popolare, cinema e arte. Ha tradotto in italiano quattro romanzi di Graham Greene (il più recente è Il treno per Istanbul, Sellerio 2019) e tutte le canzoni e le prose di Bob Dylan per Feltrinelli. Ha vinto il Premio Montale per la poesia (1993) e il Premio Flaiano per l'italianistica (2019). I suoi libri più recenti sono La ballata del Nobel. Bob Dylan a Stoccolma (Sossella 2017), Filosofia del minimalismo. La musica e il piacere della ripetizione (Casa Musicale Eco 2018), Fellini's Eternal Rome: Paganism and Christianity in Federico Fellini's Films (Bloomsbury 2019), Il colore del buio. La Rothko Chapel (il Mulino 2019), Fellini, o della vita eterna. Da Gelsomina a Mastorna (MC edizioni 2020), Il principe e il giurista. Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Salvatore Satta (2a ed., ESI 2020). La sua raccolta poetica più recente è Beato chi scrive (nottetempo 2016).

 - Giovedì 14 maggio, ore 11. Francesca Recchia, "Raccontare l’altrove"
Guardare il mondo dalla finestra invece che con la polvere sulle scarpe, mi spinge a soffermarmi a pensare sulle pratiche dell’incontro, dell’ascolto e del racconto dell’altrove; sul bisogno di accuratezza e accoglienza e sull’importanza del beneficio del dubbio.
 
Francesca Recchia è una ricercatrice e scrittrice che vive a Kabul, dove lavora come direttore dell’Istituto Afghano di Arti e Architettura presso Turquoise Mountain. È interessata alla dimensione geopolitica di processi culturali e negli ultimi anni ha concentrato la sua ricerca sulle trasformazioni urbane, le pratiche creative e il patrimonio immateriale in paesi in conflitto. Il suo lavoro è radicato in un approccio interdisciplinare che combina culture visive, studi urbani e Cultural Studies. È autore di tre libri The Little Book of Kabul (con Lorenzo Tugnoli), Picnic in a Minefield e Devices of Political Action. Collective Towns in Iraqi Kurdistan (con un photo-essay di Leo Novel).

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