Pasqua in corsia, agli ospedali milanesi arrivano le colombe d'autore

Duecento colombe artigianali del pasticciere Sal De Riso sono state donate ai sanitari per allietare le loro feste di Pasqua in corsia. Il ristorante SlowSud si è occupato della distribuzione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Ristoranti, volontari, associazioni e grandi firme della pasticceria italiana uniti in nome della solidarietà, dalla Campania alla Lombardia. Per supportare il sacrificio di centinaia di medici che trascorrono le Festività di Pasqua in corsia, da Salerno sono partite 600 colombe artigianali di Sal De Riso, maestro della pasticceria campana tra i più noti d’Italia. L’appello a distribuirne 200 a Milano è stato raccolto da SlowSud, ristorante a due passi dal Duomo che dall’inizio della pandemia si è fatto coordinatore e promotore della distribuzione di migliaia di pasti gratuiti a medici e sanitari. A fare da tramite per la consegna delle colombe la Fondazione Candido Cannavò della Gazzetta dello Sport, che si è occupata di finanziare il trasporto e fare da collegamento per l’operazione. La logistica è stata organizzata con l’aiuto fondamentale delle associazioni di volontariato Sos Lambrate-Anpas, City Angels, Sos Milano, Ronda della Carità, che assieme ai “corrieri” di SlowSud stanno recapitando le prelibate colombe agli ospedali Sacco, San Giuseppe, San Raffaele, Policlinico, San Carlo, Icss e Pini. Le altre colombe sono state inviate a Bergamo, Brescia, Napoli e Salerno, per un totale di 3mila. Un omaggio che si aggiunge ai 2mila pasti settimanali consegnati da SlowSud e altri 14 ristoranti agli ospedali e ai senzatetto: “Pasta alla Norma, conchiglioni ricotta e spinaci, lasagne al ragù e poi cannoli e chiacchiere – elenca Umberto Pavano, socio di SlowSud -. Quando siamo stati costretti a chiudere per l’emergenza, un mese fa, ci siamo resi conto che non potevamo stare fermi. Così, abbiamo riaperto solo le cucine, preso contatti con ospedali e associazioni, e ogni giorno riusciamo a consegnare centinaia di pasti”. “Eravamo in piena produzione quando è scoppiata l’emergenza – racconta Sal De Riso -. Tutti i dipendenti sono andati in cassa integrazione, ho chiuso la pasticceria, si sono fermati i nostri rivenditori. A un certo punto ho detto: facciamo solidarietà, almeno mi rendo utile. Ora sono felice, come se le avessi vendute tutte”.

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