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L'enorme Cadillac che ha sovrastato il palco (foto Fb)

L'enorme Cadillac che ha sovrastato il palco (foto Fb)

Recensione concerto di Bon Jovi: grande brio, ma manca Sambora

50mila fan in delirio per la band americana del rock "buono": ma il chitarrista 'principe' dà ancora forfait

Sovrastati dalla parte posteriore di una gigantesca Cadillac azzurra targata New Jersey e posizionata sopra il palco, i Bon Jovi hanno fatto il loro ingresso nello stadio milanese di San Siro.

Alla fine, Richie Sambora, come ampiamente previsto non si è presentato nemmeno questa sera a Milano per l'unica tappa italiana del tour, dopo aver dato forfait per le date in Sudafrica e per quelle europee macinate dalla band in questo 2013, alimentando la trama da telenovela che ha cominciato a circolare attorno ai motivi della sua assenza.

Anticipati in scena dalla formazione inglese These Reigning Days, sul palco si sono presentati un Jon Bon Jovi incollato al microfono dalla fine degli anni Ottanta, Tico Torres alla batteria, David Bryan alle tastiere, Hugh McDonald al basso, Bobby Bandiera (lo stesso che è salito sul palco anche di Springsteen e di altri, che da anni accompagna dal vivo anche i Bon Jovi) alla chitarra ritmica e Phil X, noto all'anagrafe canadese come Philip Theofilis Xenidis, sostituto di Sambora e già alla chitarra solista negli show disertati da Richie due anni fa, quando il chitarrista era stato costretto ad entrare in rehab per superare i suoi problemi con l'abuso di alcool.

Quello che si sa della vicenda che ha portato alla separazione (temporanea?), è che lo scambio di messaggi a distanza tra Jon e Richie è un continuo battere e ribattere: se il primo dice che il secondo non può tornare con la band per problemi simili a quelli del 2011, il secondo sta lavorando duramente ai progetti della sua casa di moda e che Jon sta ostacolando il suo rientro nella band. Alla fine però, ai fan che oggi sono arrivati a Milano da tutta Italia, è la musica che importa.

La scaletta è una carrellata attraverso trent'anni di rock'n'roll fatto alla maniera dei menestrelli elettrici, tra nuovo e antico, il tutto dedicato ai cinquantamila di San Siro, partendo da una cavalcata iniziale fatta di 'What the water made me', 'Bad name' e 'Rise your hands', e pescata dagli esordi assoluti del gruppo con 'Runaway' e fino al nuovo album firmato Bon Jovi e uscito solo qualche mese fa, 'What about now'. Sulle prime note di 'Because we can', il pubblico di San Siro ha sfoderato una coreografia degna di un derby calcistico, ripercorrendo per date e titoli i trent'anni di storia dei Bon Jovi.

Tanto è stato lo stupore della band che Jon ha interrotto quello che stava cantando, riprendendo dopo qualche secondo e lasciandosi andare a qualche lacrima alla fine del brano. Messi da parte ormai da anni gli ingombranti orpelli di scena degli anni ruggenti del pop metal, o hair metal che dir si voglia, quelli dei Jovi, dei Poison, dei Cinderella e del quale la band è stata uno dei principali portavoce, Jon e soci proseguono quindi indisturbati il loro cammino live nonostante i venti di guerra che si respirano tra il capitano e il suo secondo in grado, ripercorrendo le tappe di una carriera praticamente senza sosta, dall'album omonimo passando per quello dei record, quello 'Slippery when wet' con i suoi oltre trenta milioni di copie vendute.

A far ballare tutti ci pensano, nemmeno a dirlo, 'Rise your hands', 'In these arms' e l'immancabile 'Bad medicine', tratta dall'omonimo album, secondo per numero di copie vendute record per i Bon Jovi. Il cruccio, per i fan di sempre che anche questa sera non hanno disertato l'appuntamento con la loro band, è ora quello di capire se la storia dei Bon Jovi, che in ogni caso hanno dimostrato di riempire gli stadi anche in sua assenza, andrà avanti con o senza il fidato Sambora alla chitarra. I prossimi aggiornamenti sul canale telenovele del rock.

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