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La crisi colpisce anche la salute: il 64% dei milanesi pronto a rinunciare a molte prestazioni

Osservatorio Sanità UniSalute: dentista, dietologo e fisiatra le prime prestazioni a cui si rinuncia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Bologna, 21 gennaio 2014

La crisi economica continua a farsi sentire nei portafogli delle famiglie milanesi e a farne le spese sono anche le cure per la salute: i cittadini del capoluogo lombardo infatti, di fronte ai costi che devono sostenere per determinate prestazioni, sembrano sempre più propensi a rinunciarvi, in attesa di tempi migliori.

Il 64% dei milanesi ha dichiarato di aver rinunciato o essere pronta a rinunciare a diverse prestazioni mediche, dal dentista al dietologo, fino ad arrivare al fisiatra, a causa dei costi.

E' quanto emerge dall'ultima ricerca1 condotta dall'Osservatorio Sanità2 di UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assicurazione e assistenza sanitaria.

In particolare confermano questo fenomeno le cure odontoiatriche che, dopo quelle farmaceutiche, sono la principale fonte di spesa in servizi sanitari (12 miliardi di euro la spesa annua per cure odontoiatriche secondo il Censis). Si tratta infatti di una voce di spesa che non viene coperta dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), se non per una ridottissima fetta della popolazione. Non stupisce dunque scoprire, dall'ultima ricerca UniSalute, che ben il 22% dei meneghini è pronto a rinunciare al dentista a causa dei costi. Un dato che conferma una tendenza già rilevata dall'ANDI secondo cui mezzo milione di famiglie italiane, dal 2007 al 2012, ha rinunciato al dentista, anche in presenza di serie patologie, per colpa della crisi.3

I milanesi che dichiarano invece di non voler rinunciare alle spese per la propria salute (36%), preferendo fare sacrifici in altri campi, valutano comunque con sempre più attenzione se rivolgersi al servizio pubblico o privato, considerando vantaggi e svantaggi delle due proposte.

Tra coloro che si rivolgono al Servizio Sanitario Nazionale, il 27% lo fa principalmente per gli esami diagnostici quali una radiografia o un'ecografia, il 15% vi si rivolge per cure ed esami che richiedono il ricovero e il 14% vi ricorre per visite specialistiche.

Chi si rivolge al pubblico, deve però affrontare alcuni disservizi, in particolare legati ai tempi di attesa: presso alcune strutture pubbliche, a livello nazionale, si può anche attendere oltre 5 mesi per un ecodoppler, 360 giorni per una mammografia, 225 per una visita cardiologica4.

I milanesi, come riscontrato anche a livello nazionale, sembrano quindi destinati a dover scegliere tra fare crescenti sacrifici per potersi curare e rinunciare ad almeno parte delle prestazioni desiderate o alla tempestività delle cure. Se questa domanda fosse intercettata da operatori virtuosi del secondo pilastro, in grado di operare all'interno della filiera come una centrale di acquisto, controllando costi e qualità delle prestazioni erogate, potrebbe essere organizzata in modo efficiente per garantire tempi rapidi di accesso alle prestazioni, qualità delle stesse e costi contenuti, garantendo la sostenibilità dell'intero sistema.

1 Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora ad inizio febbraio 2013 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età (over 30), sesso ed area geografica.

2 L'Osservatorio Sanità di UniSalute, avviato nel 2002 con l'obiettivo di monitorare il mondo della sanità integrativa, si occupa oggi anche della percezione degli italiani su temi quali prevenzione, fiducia, competenza, conoscenza dei servizi sanitari pubblici e privati, oltre che sul ruolo del welfare sanitario in azienda.

3 Dati ANDI 2013

4Secondo il Rapporto annuale Pit Salute 2011

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