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Pasolini censurato dalla Provincia, l'assessore Maerna nega

Negli scorsi giorni è scoppiata la polemica sulle censure a teatro, la miccia sono stati alcuni ptesti non graditi all'amministrazione provinciale, tra cui "Orgia" di Pierpaolo Pasolini. L'assessore Maerna nega e dice "E' solo una questione di soldi"

Un giallo arroventa gli uffici di via Vittorio Veneto, sede dell'assessorato alla cultura della Provincia e quelli dei teatri cittadini. Il giallo ruota intorno all'edizione del prossimo anno. Il "caso" era già esploso qualche mese fa, quando La Repubblica, in un trafiletto, scrisse che l'assessore provinciale alla cultura Umberto Maerna (che è anche vicepresidente della giunta di Podestà) aveva chiesto le sinossi degli spettacoli teatrali in programma nella stagione 2010/2011.

Il trafiletto era malizioso e prefigurava eventuali censure da parte dell'assessore. Ma la vicenda finì lì. In via Vittorio Veneto si tenne un basso profilo: la notizia non era priva di fondamento perché Maerna era realmente interessato a capire quali fossero gli spettacoli proposti in cartellone dai teatri milanesi, ma nei corridoi dell'assessorato non si parlava affatto di censura.

Ma in questi giorni, mentre i teatri sono impegnati nelle prime fasi di organizzazione della prossima stagione, sono arrivate le "convocazioni" in assessorato per i responsabili dell'Out Off, del Teatro della Cooperativa e del Parenti, a quanto pare per discutere l'opportunità di mantenere in cartellone alcuni spettacoli. I testi per così dire "non graditi" sarebbero "Orgia" di Pierpaolo Pasolini e "Chicago Boys" e "Trilogia del Benessere" di Renato Sarti, ma forse anche altri, ad esempio "Quale droga fa per me" di Kai Hensel.

Mino Bertoldo, il responsabile dell'Out Off, conferma l'incontro in assessorato avvenuto il 13 luglio e precisa che gli è stato chiesto a voce di sostituire "Orgia" con qualcos'altro. Stessa cosa per Renato Sarti, che è responsabile del Teatro della Cooperativa. Entrambi hanno controbattuto ai funzionari di mettere per iscritto la richiesta. Non è ancora stata ricevuta, invece, Andrée Ruth Shammah, "anima" del Franco Parenti e intellettuale molto ascoltata in città. La Shammah ha fatto sapere che :"se la richiesta è quella di togliere qualche titolo dal cartellone per non urtare la sensibilità pubblica, mi ritirerò da Invito a Teatro senza alcuna polemica per togliere Maerna da qualsiasi disagio". Si tratterebbe di 12-15mila euro di soldi pubblici a cui rinunciare.

La risposta di Umberto Maerna non s'è fatta attendere. In un lungo comunicato, l'assessore afferma che "i miei uffici stanno convocando i direttori dei teatri che hanno richiesto la partecipazione alla rassegna Invito a Teatro per la illustrazione del programma delle produzioni previste, attività assolutamente normale e logica che un ente pubblico come la Provincia svolge, non solo per le rappresentazioni teatrali - e continua - una normale attività che un ente come la Provincia di Milano, che investe i soldi dei cittadini nelle attività culturali, ha il dovere di svolgere". In dettaglio: da anni, la Provincia di Milano, sostiene i teatri mettendo in vendita abbonamenti ridotti denominati "Invito a Teatro", che vanno solitamente a ruba. Funzionano così: pagando 68 euro si ha diritto ad assistere, durante tutta la stagione, a otto spettacoli scelti in quasi venti teatri della città: questi poi ottengono un rimborso dalla Provincia stessa.

Questione di soldi, dunque, e non di censura. Si sa che la Provincia ha un bilancio attualmente in via di risanamento dopo il "buco" consistente lasciato dall'amministrazione di Filippo Penati, tuttavia in occasione dell'approvazione del bilancio preventivo, qualche mese addietro, lo stesso Maerna si vantava di aver ottenuto che alla cultura non fossero tagliati i fondi. Immediate le reazioni del mondo teatrale milanese, che solidarizza con i convocati. Chiede le dimissioni dell'assessore il capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Matteo Mauri. Ma Maerna è stato praticamente sconfessato anche dal suo omologo in Comune, l'assessore Massimiliano Finazzer Flory: "Il teatro, da Aristofane a oggi, è e dà scandalo. È la sua funzione. Come diceva Pasolini, è incensurabile in se stesso".

In ogni caso, è difficile pensare che un politico esperto come Maerna, che aveva ruoli importanti a livello locale in Alleanza Nazionale, abbia commesso una leggerezza di questo genere. Qualcuno ipotizza un'eccessiva solerzia da parte dei funzionari dell'assessorato, e comunque nessuno in via Vittorio Veneto conferma al momento l'intenzione di chiedere in via ufficiale ai teatri di togliere dalla programmazione alcuni spettacoli. A questo punto bisogna forse attendere il rientro di Maerna dal Giappone per capire come si evolverà la vicenda.

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