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Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

La periferia e l’emarginazione nell’omaggio dei Filodrammatici al grande Faber

"Nuvole Barocche" è una produzione "Carrozzeria Orfeo", con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De André: in scena fino al 18 maggio.

Quindicianni dalla morte, trentacinque dal sequestro. Ma presto lo spettacolo si palesa immediatamente un modo diverso dagli altri per ricordare il genio di Faber, distaccandosi dalla retorica di una facile carrellata di citazioni dirette rubate a casaccio al poeta. E’ l’estate dei grandi sequestri e del rapimento di De André e Dori Ghezzi.

La sera del 27 agosto 1979, la coppia viene rapita dall'Anonima Sarda e trattenuta prigioniera nelle pendici del Monte Lerno. Saranno liberati dopo quattro mesi dietro il versamento del riscatto, di circa 550 milioni di lire. Intervistato all'indomani della liberazione (il 23 dicembre), De André tracciò un racconto pacato dell'esperienza («...ci consentivano, a volte, di rimanere a lungo slegati e senza bende») ed ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai»).

L’idea della commedia arriva forse da qui, da questa “periferia”, affettiva prima di tutto: luogo border-line, terreno di confine tra il lecito ed illecito, tra l’illusione e la disillusione, tra sogno e realtà, uno spazio in cui il “povero cristo” degenera in malvagio. La trama è semplice.

Durante il periodo del sequestro del (lasciatemelo definire) massimo cantautore italiano, questi tre ragazzi, amici di borgata milanese, si ritrovano in uno scantinato: scopo, rapire un bambino, prendere i soldi, correggere la propria esistenza votata allo scacco e alla mediocrità. Ma se la cornice è di piombo, il tono è tutt'altro che grave.

La commedia, assai divertente e briosa nel ritmo narrativo, non è infatti mossa dal desiderio di ‘celebrare in modo divinatorio la figura del cantautore genovese’: De Andrè oscilla costantemente tra ruolo di sfondo e chiave di lettura, anche perché gli interpreti ne destrutturano l’identità interpretando ognuno una sfaccettatura dei tratti del somatismo popolare che hanno segnato l’ispirazione poetica dell’artista.

“Nuvole Barocche”, scritto e inscenato da tre attori, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Luca Stano, si ispira all’omonimo album e al recitativo Le nuvole di Fabrizio De André. Voglio quindi partire dalla fine, da dove è in realtà scaturito il testo drammaturgico, come mi suggerisce Luca. Da un lavoro sull’improvvisazione attorno un tema, la notte prima del grande giorno. La parabola narrativa raggiunge infatti il climax in un momento onirico che vira verso la plasticità del teatrodanza.

I tre giovani squinternati reietti cercano di prender sonno, e sognando volteggiano, si scambiano di segno e di posto sopra il lercioso materasso sgualcito, s’incastrano vicendevolmente rotolandosi addosso l’ inquietudine ansiosa e l’adrenalina delle poche ore prima del meschino sequestro di questo bimbo, perdipiù disabile, all’uscita del catechismo.

Vanno vengono ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai (…) e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Proprio come accade in cielo tra minute particelle d'acqua condensata sospese per atmosfera, anche tra Beppe, Nico e Pier, ovvero tra gli elementi in gioco, qualcosa sta per scoppiare, qualcosa si è rotto per sempre e come la pioggia chiede di essere liberato. Tre ragazzi che hanno smarrito l’abbraccio del mondo, con le istituzioni, con la famiglia, e in primo luogo con se stessi. L’anarchico (Nico), l’alcolista (Beppe) e l’emarginato (Pier)..

Stanno tutti per precipitare al suolo. Personaggi di sapore pinteriano, così costretti a combattere ogni giorno contro problemi sociali quali incomunicabilità, sopraffazione, violenza per ritrovarsi di conseguenza rinchiusi nelle classiche 'stanze dell'oppressione'. Tutta la storia è ambientata proprio qui, in un sottoterra claustrofobico, una prigione però che si sono scelti loro, come animali che si scelgono una tana, in questo assurdo sogno di diventare “criminali” adulti, “cattivi” veri.. già come quelli dell’Anonima Sarda. Il debito su Pinter si esibisce nell’attenzione al subtesto, alla valenza dei cosiddetti 'lapsus Freudiani', quelle ripetizioni convulsive, quella nostalgia latente e i misteri della memoria dei testi di Faber che si vanno a intersecare con la storia presente.

Questo meccanismo tradisce pure i tre protagonisti, col risultato che il pubblico è immerso nella lettura delle loro personalità, del loro passato, domandandosi allo stesso tempo cosa accadrà di loro dopo il fantomatico sequestro, transitando dall’incipit delle uova al tegamino, fino alla più tipica delle esperienze popolari cantate da De Andrè, l’incontro con la seduzione di un’algida “puttana” (l’intermittente lussuria incarnata da Fabrizia Boffelli). La trama di Nuvole, che poi è un discorso sulla cattiveria e l’ignoranza che genera mostri, si chiude grottescamente senza soluzione, con la sensazione amara di avere davanti a sé proprio il mondo reale di cui fa parte: quella stessa stanza in cui è rinchiuso. Lo spazio scenico e la platea si confondono nel buio finale, un silenzio che aspetta un segno, un colpo di grilletto, che non arriverà mai. Come un temporale, in cui al lampo non segue per forza il tuono. Tragica è la commedia fedele a tal punto da lasciare attoniti.

Per info il sito dei Filodrammatici: 

“Nuvole Barocche” | drammaturgia e regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano | collaborazione alla regia Alessandro Tedeschi | con Fabrizia Boffelli, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Luca Stano | disegno luci Diego Sacchi | costumi e organizzazione Luisa Supino | produzione Carrozzeria Orfeo / Questa Nave | in collaborazione con Centro RAT – Teatro dell’Acquario | con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De André

www.carrozzeriaorfeo.it

INFO E PRENOTAZIONI 
Tel. 02.36727550
biglietteria@teatrofilodrammatici.eu 
www.teatrofilodrammatici.eu


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