The evolution of things yewen dong - johannes nagel

The evolution of things è una mostra che riflette sui principi di provvisorietà e indeterminazione; ideata e progettata prima dell’emergenza sanitaria, la mostra scopre un nuovo significato in questa situazione di incertezza e di ridefinizione delle pratiche sociali.
Se il sociologo francese Edgar Morin sostiene che “l’evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi”, i due artisti in mostra propongono un’evoluzione del fare ceramico, tramite una totale crisi del medium.

Yewen Dong utilizza l'argilla cruda come materiale pittorico; miscelando la terra fresca con la pittura ad olio, crea grandi installazioni parietali in cui la composizione geometrica entra in dialogo con la natura viva della materia.
Il lavoro di Yewen è fortemente metodico, imprime ripetutamente sulla superficie gesti precisi, che lei definisce “calmi”, per delineare forme e volumi. Ma l’argilla è materiale vivo, risponde al tocco della mano, e l’opera finita è dunque il risultato – spesso inaspettato - del dialogo tra le parti.

L’opera al centro della galleria rappresenta il fulcro del lavoro dell’artista. È un’opera temporanea che sosta sul muro fintanto che il microclima lo permette. L’argilla è applicata senza nessun addensante, è terra pura, che reagisce all’ambiente, alla luce e al passare del tempo. E’ dunque un’opera provvisoria, sebbene potrebbe potenzialmente sopravvivere in eterno.

Nel paesaggio pittorico e provvisorio di Yewen Dong irrompono gli oggetti alienati di Johannes Nagel:
“Alcuni dei miei oggetti sembrano dei vasi,
ma in realtà sono il tentativo di confondere
le aspettative della ceramica”.

Johannes desidera verbalizzare il processo di evoluzione della forma, evidenziando tutti i passaggi necessari per la realizzazione della scultura. Le opere in porcellana sono così caratterizzate da fori, tagli, colature ed escrescenze; sembrano sospese nell’estasi del non-finito. Il corpo dell’opera è un magazzino di energia che si ribella all’estetica e al confortante piacere che dona la perfezione. Il risultato è fortemente alienante, i suoi oggetti a volte sembrano dei vasi, altre volte delle formazioni geologiche o delle rovine. Sono fondamentalmente degli oggetti retorici, che riflettono sulla propria natura e sul proprio ruolo, e per questo risultano altamente poetici.

Così come teorizzato da David Pye - “ogni oggetto è sempre improvvisato, temporaneo e inappropriato” - gli artisti destrutturano l’immagine immortale della ceramica. In un dialogo serrato e contrastante, i dipinti murali di Yewen Dong e le sculture-vaso di Johannes Nagel sperimentano un’armoniosa coesistenza tra opposti e, allo stesso tempo, pongono l’attenzione sull’evoluzione del fare scultoreo.


Yewen Dong è nata e cresciuta a Shenzhen, città costiera cinese di recente sviluppo che è alla ricerca di una propria cultura. Yewen è un’artista nomade, ha vissuto otto anni a Pechino e quattro negli Stati Uniti, e ora vive a Jingdezhen, capitale cinese della porcellana. Nel 2013 ha conseguito la laurea in Arte e Design presso la China Central Academy of Fine Arts, proseguendo la sua formazione presso la School of the Art Institute of Chicago (SAIC). La sua ricerca abbraccia diversi linguaggi visivi: ceramica, disegno, scultura e video. Finalista alla terza edizione del Premio di Officine Saffi (Milano) ha esposto il suo lavoro in diverse istituzioni e musei tra cui l'American Museum of Ceramic Art, CA; Society for Contemporary Craft, PA; Muskegon Museum of Art, MI; e Mana Contemporary Chicago, IL.


Johannes Nagel è nato a Jena nel 1979. Vive e lavora ad Halle (Germania). Dal 2012 insegna all’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein di Halle. Ha studiato all'Università di Arte e Design Burg Giebichenstein, dove insegna come assistant professor. Ha iniziato la sua carriera di ceramista come apprendista in Canada con Kinya Ishikawa, ceramista giapponese ma di base Quebec (Canada). Le sue opere sono esposte e collezionate a livello internazionale in diverse collezioni museali, tra cui il Victoria and Albert Museum, il Musée Ariana e il Keramion Museum. Nel 2019 Nagel ha ricevuto il premio del Westerwald Keramikmuseum.


La galleria di Officine Saffi rappresenta oltre 20 artisti che hanno scelto la ceramica come principale linguaggio espressivo per una ricerca che spazia dall’arte contemporanea al design. Con un approccio non convenzionale, ma sofisticato, la galleria presenta il lavoro di artisti internazionali, emergenti e affermati, insieme ai Maestri che hanno fatto la storia della ceramica del XX secolo e un focus sul Giappone e Nord Europa. Lo spazio espositivo di Officine Saffi nasce dal restauro di una tipografia e si presenta come un contenitore neutro ma con carattere, etereo e trasformista. Passione ed entusiasmo caratterizzano la programmazione espositiva, che Laura Borghi e il team organizzano con una ricerca costante di qualità ed innovazione.

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