"The colours of the world": vernissage il 22 ottobre a Milano

L'artista realizzerà un'opera in puro stile SREET ART su tela delle dimensioni di 10x2 metri in corso Garibaldi 1 all'interno della manifestazione Brerart Contemporary Art Week 2014. Come aggiunta speciale il poeta Luigi Cannone creerà dei versi ispirati alle opere esposte, dando un titolo speciale a molte delle opere attraverso la lirica della sua poesia.

La mostra affronta il tema, oggi più che mai attuale, dell'identità personale e collettiva che si contrappone ad un mondo sempre più globalizzato. Nella "società globale" l'identità personale rischia di perdersi e di dimenticare il significato originario dei simboli in cui si identifica, come la bandiera della sua nazione.

Il significato stesso di nazione oggi si stempera per abbracciare concetti molto più ampi di identità continentali e transeconomiche come l'Europa, il mondo occidentale e il world wide web. Tali fenomeni, in qualche modo, erodono principi, idee, speranze e persino diritti fondamentali, sui quali nacque l'identità nazionale, la cui bandiera può sembrare mutilata, o meglio, appare come erosa dal tempo, in un processo di inevitabile cambiamento legato al progresso.

Più che mai si sente la necessità di mettersi in discussione per capire cosa rimane delle idee originali, cosa può essere salvato e quali sono i pesi lasciati dal passato che val la pena di gettare fuoribordo. Le persone, come in tutti i momenti di cambiamento, sentono traballare la propria identità e cercano simboli alternativi in cui identificare se stessi e il mondo.

Dopo lunga riflessione o per puro istinto ci si rende conto per assurdo che oggi è la tipicità dei prodotti che crea un nazione a distinguerla dalle altre e a definirne l'identità più ancora della bandiera. Appare chiaro allora quanto sia preziosa e di quanto vada tutelata la tradizione e come per il vino si cerca il prodotto di origine controllata e garantita, il cui marchio come "simbolo" diventa addirittura più importante della bandiera stessa, in quanto ne è la base economica e la radice tradizionale da cui nasce.

E questa radice non risente della globalizzazione ma anzi ne viene rafforzata trovando mercati più ampi dove diffondere la propria qualità. Questo regala un identità così stabile e così profonda all' individuo da permettergli di affrontare le sfide che il futuro propone con serenità e la consapevolezza che anche i marchi col tempo cambiano ma non la loro radice.

LE OPERE, LA CITTA' E LA STRADA

La "metropoli", se così si può definire Milano, è lo specchio di quello che succede nel mondo e viverci significa trovarsi immersi in quella giostra di poteri che è la nostra società. E' come avere un punto di osservazione privilegiato, non tanto per il luogo in sé, ma per l'invadente presenza di un numero esagerato di individui, ideologie, oggetti e fenomeni, con i quali bisogna, nel quotidiano, venire a patti. A questo si aggiunge il bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti, un vero e proprio esplodere di colori, suoni e immagini, la maggior parte dei quali servono solo a vendere cose, in realtà grigie e prive di anima di cui non abbiamo bisogno.

Dapprima ci si sente dispersi e si fatica a stare a galla in questo immane gorgo di idee, ma col tempo riaffiorano i valori umani più semplici come i legami affettivi, il rispetto per gli altri, l'amicizia, l'aiuto reciproco, che diventano porti franchi in questo "dolce naufragare". Questi valori saltano all'occhio come fossero le uniche cose colorate, come vedere una margherita che spunta da una crepa dell'asfalto sul marciapiede di una zona industriale, meravigliosa semplicità.

Nel tentativo di dare un ordine al disordine ci si butta sullo studio, e arrampicandosi sulla torre della cultura si riesce ad avere una chiara visione di insieme. Si vede il mondo come un paesino fatto di persone che si affannano dall' alba dei tempi alla ricerca della felicità. Si vede il mondo "globale" e si capisce che altro non è, se non li tentativo, a volte maldestro, di vivere in armonia con gli altri eliminando soprusi, fame e sfruttamenti.

Da qui il lavoro sulle bandiere di Gattonero, intese come simboli di potere e simboli di ideologie che si credevano immutabili, ma che non lo sono. Dire che "qualcosa" stia cambiando è un eufemismo, poiché il nostro mondo cambia di continuo, e nel suo muovere scava ed erode, cambiando presupposti e ideologie.

Più il mondo si "globalizza" più le bandiere perdono di significato: rimane solo il terreno su cui sono state disegnate, le sue ossa che rappresentano i valori più semplici della vita. Le bandiere nazionali oggi appaiono vecchie, sgretolate, logorate e i loro colori alterati perché, forse, non ha più senso parlare di stati in un mondo globale. Dalle bandiere di Gattonero affiorano pensieri e umane speranze, la cui materia grezza viene lanciata in volute e schizzi in impeti gestuali di gioia, alla ricerca di un essenziale che forse non esiste ma che vale la pena di cercare.

E ancora più in profondità si può scorgere il luogo fisico da cui nasce il pensiero stesso, l'informe e frattale paesaggio terrestre con valli, fiumi e montagne.Quello che stiamo vivendo è un ulteriore momento di passaggio verso il giorno in cui saremo tutti sotto la stessa bandiera, e non sarà né rossa né blu, non avrà né stelle né strisce, né falci né martelli, ma sarà la bandiera bianca della resa.

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