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Arriva in Darsena la serra galleggiante che sfrutta la luce del sole

'Jellyfish Barge' è l'innovativo progetto di serra galleggiante che, sfruttando distillazione solare e la coltivazione idroponica, riesce a produrre vegetali senza la necessità di terra e risparmiando il 70% dell'acqua normalmente utilizzata.

La serra installata in Darsena (foto Seed&Chips via Tw)

No, non è un'astronave. Si sta installando in queste ore in Darsena "Jellyfish Barge", una serra galleggiante all’avanguardia che sfrutta l’energia solare per produrre alimenti senza consumo di suolo, acqua ed energia chimica. 

Si tratta di un esempio di coltura idroponica (qui le immagini del progetto finito, installato a Firenze).

La struttura produce acqua e cibo senza consumare energia e suolo. Un'agricoltura di altri tempi, in un doppio senso: sfrutta processi naturali ed al tempo stesso rappresenta una risposta al problema della carenza delle risorse necessarie alla produzione. 'Jellyfish Barge' è l'innovativo progetto di serra galleggiante che, sfruttando distillazione solare e la coltivazione idroponica, riesce a produrre vegetali senza la necessità di terra e risparmiando il 70% dell'acqua normalmente utilizzata. Grazie a pannelli solari è anche completamente indipendente dal punto di vista energetico. Un gioiellino di ingegneria basato su tecnologie in realtà semplici e realizzato con materiali a basso costo e riciclati.

Il progetto multidisciplinare 'Jellyfish Barge' è coordinato dal professor Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale e fondatore di 'Pnat', la start up spin-off dell'Università di Firenze che si occupa della progettazione e sviluppo del prototipo. La serra galleggiante è stata installata ai Navicelli di Pisa fra il settembre e l'ottobre 2014 ed è attualmente in fase di test. Il contributo iniziale è stato della Fondazione Carifi e della Regione Toscana. Un altro prototipo sarà sistemato in Arno a Firenze, nei pressi della Torre di San Niccolò, durante il periodo dell'Expo, fiera a cui 'Pnat' parteciperà presso lo stand di 'Coop Italia'.

"L'obiettivo che adesso abbiamo – spiega l'amministratrice della start up Camilla Pandolfi – è quello di attrarre investitori per passare all'industrializzazione ed all'immissione sul mercato. La struttura è pensata sia per rispondere ad esigenze di produzione alimentare che per privati, come ad esempio ristoranti: in ogni caso si avrà una coltivazione a chilometro zero, dai bassi costi di gestione e manutenzione, completamente autosufficiente ed a ridotto impatto ambientale". Secondo un calcolo approssimativo il prototipo base può "sfamare" due nuclei familiari, circa 8 persone".

Ma come funziona più nel dettaglio? La serra poggia su una base di legno che galleggia grazie a fusti di plastica riciclati. Dei dissalatori solari sono disposti intorno alla struttura e producono fino a 150 litri d'acqua dolce pulita al giorno, che poi ricade sulle piante replicando in piccolo la naturale distillazione solare. Le coltivazioni sono organizzate su cavalletti verticali e le loro radici crescono fuori terra, con un riuso continuo di acqua che viene arricchita con un flusso di nutrienti. "Le strumentazioni necessarie – spiega la Pandolfi – cioè ventole e pompe di diffusione, sono alimentati con pannelli solari, rendendo così la struttura completamente autosufficiente". Il sistema è garantito da un impianto di automazione con monitoraggio e controllo remoto. 

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