Duomo, le palme cinesi "che fanno schifo a tutti": "Ci pieghiamo sempre alle multinazionali"

Le palme originarie dell'Asia messe a dimora sono le uniche che resistono al freddo, fino a -8 gradi. Eppure non vanno già a nessuno. I giardinetti avevano avuto un restyling solo 3 anni fa, ma presto erano finiti nel dimenticatoio; il dibattito si è infiammato subito

Palme in Duomo

Palme in piazza Duomo? Sacrilegio per molti. "Idea bellissima e originale" per (pochi) altri. Il dibattito milanese in questi giorni è stato sovrastato dalle aiuole davanti alla Madonnina, pensate e sponsorizzate da Starbucks, disegnate dall'archi-star meneghina del paesaggio Marco Bay. Un'esplosione cangiante di natura esotica, dagli ibiscus ai banani, passando per, appunto, le palme. O almeno così dovrebbe essere alla fine della messa a dimora definitiva. I lavori stanno proseguendo a passo spedito.

 

Ma com'era prima? Facciamo un passo indietro. Piazza Duomo non era solo cemento. L'ultimo restyling del giardinetti è relativamente recente, si parla di inizio luglio 2014: ecco le immagini. Niente di eclatante, sia chiaro: alberi, piante officinali e coltivazioni della campagna vicino a Milano. Ma non ci furono polemiche e si alzò un coro unanime di apprezzamenti. L'installazione doveva restare per tre anni con semenze che si alternavano: cereali come grano duro, avena, segale e orzo, ai quali si sarebbe aggiunto il più moderno grano saraceno. E poi lavanda vera, menta variegata, ruta, neopeta blu, melissa, monarda rossa, santoreggia montana, timo aureo e erba luigia. Dei cartelli illustravano le peculiarità di questo piccolo orto botanico. Giardini subito finiti nel dimenticatoio e, soprattutto, triturati dalla quotidianità frenetica di piazza Duomo. Nessuno li ricorda.

Discorso ben diverso con le nuovissime palme cinesi: piante arecaceae che sopportano bene il freddo, fino a -8. Ma per molti, anzi, quasi per tutti, lì non c'entrano nulla. La pagina del Comune, e soprattutto profili del sindaco Giuseppe Sala, sono letteralmente stati presi d'assalto da cittadini imbufaliti della novità. Non è Milano Marittima, si dice, e ci sarebbero voluti altri arbusti legati al territorio e al suo clima. Esattamente come tre anni fa. Il centrodestra coglie la palla al balzo; se alcuni consiglieri si presentano a Palazzo Marino con delle banane gonfiabili, il leader della Lega Nord Matteo Salvini parla di "scimmie e cammelli", attaccandoci, ça va sans dire, il tema dei clandestini: "Così si sentiranno a casa loro". Sulla stessa scorta altri esponenti dell'opposizione, con frasi più o meno simili. 

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Vengono ripescate sgualcite foto d'epoca, dove le palme facevano bella mostra in quelli che erano i giardinetti in Duomo di inizio Novecento. Ma questo non placa gli animi. Per il blog I Hate Milano "ci si piega alla volontà delle multinazionali": "Se neppure davanti a una follia come le palme in Duomo pagate da Starbucks ci si può incazzare allora spiegateci cos'altro deve accadere perché si possa dire che la città non può, non deve essere modificata per anni nei suoi luoghi storici in cambio di qualche palanca (quante, a proposito?). Una città che viene messa all'asta pezzo per pezzo, e venduta al miglior offerente, è una città che rinuncia alla propria Storia e alla propria identità".

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E ancora: "Milano era bella, bellissima anche prima, quando voi magari non c'eravate nemmeno, prima dei fashion bloggers, prima del design, prima dei brand, dei risvoltini e degli apericena. Quando Vittorio Emanuele era "la piccola Broadway", quando si sorseggiava un caffé in uno dei bar o delle pasticcerie storiche per poi andare in uno degli innumerevoli cinema o teatri della zona. Quando il Centro era vivo, ed era pensato in funzione dei cittadini, delle persone, non delle multinazionali e dei consumatori.

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