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Sabato, 22 Giugno 2024
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Milano, più di due giorni all'anno persi bloccati nel traffico. Ma la situazione (per fortuna) migliora

L'hinterland è una delle zone più congestionate d'Europa, con mostruosi picchi al lunedì mattina e al venerdì sera. Le analisi del TomTom Index e dell'Inrix. Ma le politiche green di Palazzo Marino sembrano funzionare: "Siamo riusciti a cambiare rotta", spiega l'assessore Maran. L'analisi e i dati

Spostarsi in macchina a Milano e hinterland non è il massimo. Non lo è mai stato e mai lo sarà, al di là della frase fatta. La certezza di rimanere congestionati in colonne è quasi scientifica nelle ore di punta, dai raccordi delle tangenziali alle provinciali. Ma qualcosina sta cambiando. Sia su strade urbane che extraurbane. 

Lo certificano due tra i più importanti studi al mondo del settore, il TomTom traffic Index (basato sullo scorso anno e visibile qui) e l'Inrix 2015, pubblicati in questi giorni. Per il primo istituto di ricerca, Milano è 59esima al mondo, come posto "terribile" per il traffico (in testa, ovviamente, ci sono megalopoli come Città del Messico, Bangkok, Rio). Terza in Italia dopo Roma e Napoli (che peggiora), ma davanti a Torino (anch'essa peggiorata). La formazione dell'indice è semplice: gli studi misurano, in percentuale, il tempo in più che si impiega nei percorsi cittadini rispetto a una situazione di carreggiate sgombre e scorrevoli. Nella città della Madonnina siamo al 29%, in piccolo ma significativo miglioramento dell'1% rispetto all'anno passato. Occhio alla mattina, dove il picco porta a impiegare il 59% del tempo in più e alla sera, con il 52%.

"I dati di TomTom Index riconoscono il grande miglioramento di Milano avvenuto negli ultimi 5 anni in termini di mobilità. Se nel 2010 era undicesima tra le città europee più congestionate, oggi è scesa in quarantesima posizione, dopo città virtuose come Colonia e Amburgo - commenta a MilanoToday Pier Maran, assessore milanese alla Mobilità -. Con Area C, il potenziamento dei mezzi pubblici, il successo della mobilità in condivisione, lo sviluppo della rete ciclabile e l'ampliamento delle aree pedonali e zone 30, siamo riusciti a cambiare rotta, liberando le strade dal traffico e rendendo Milano più sostenibile e vivibile per tutti. Un cambiamento che ha avuto come banco di prova un evento internazionale come Expo. Sei mesi durante i quali, anche grazie all'efficienza del trasporto pubblico, non solo abbiamo evitato situazioni di criticità dal punto di vista del traffico - a fronte di oltre 20 milioni di visitatori -, ma siamo riusciti addirittura a migliorare le performance degli anni precedenti".

Piccoli passi in avanti, si diceva. Ma ancora molto è da fare. L'analisi dell'Inrix - che mostra comunque un barlume di luce in fondo al tunnel e non calcola le strade cittadine - è impietosa: Milano è nelle 10 città europee dove si perde più tempo all'anno nel traffico, quasi 52. Un'eternità. Grandemente al numero 1 in Italia. Non solo: tra i corridoi europei più intasati, oltre all'area intorno ad Amsterdam, ci sono gli snodi autostradali milanesi. 12 delle 20 strade più congestionate dello Stivale sono nei pressi di Milano. Qualche esempio? Tra viale Certosa (allacciamento A8) e la Tangenziale Nord si perdono, al venerdì sera, 38 ore all'anno; tra la Brianza e l'allacciamento A8, al lunedì mattina, quasi 30 ore. 

Rispetto a due anni fa si è migliorati a Milano di 5 ore. Il barlume di luce, appunto: boom del car e bike sharing, le nuove stazioni della linea lilla (130mila persone al giorno "tolte" dalla strada), la M4 che arriverà a Linate entro pochi anni. Ma abbastanza per dire di godere di un'area vivibile? Decisamente no, visto lo smog meneghino, spauracchio grigiastro che si ripresenta a ogni filotto di giornate senza precipitazioni. Le scusanti sono tante: difficoltà strutturali radicate e ataviche, la Pianura padana una delle zone più industrializzate al mondo, i poli della logistica, il trasposto su gomma che è e rimane la via principale dello spostamento dei prodotti. Eppure, si può e si deve fare di più. 

A cominciare dall'idea - imperfetta e da migliorare, ma pur sempre un seme - di dare un contributo economico a chi decide di andare al lavoro in bicicletta. Di certo, colate di cemento care come il sangue e fin qui inutili (visto il vuoto cosmico di utilizzo) come la BreBeMi, non sono la risposta. 

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