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La Milano triste

Il presente e il futuro di una città che non è viva

C'era una volta la Milano da Bere, quella dai bei navigli, quella viva culturalmente. Mi è venuto in mente tutto questo leggendo quello che ha scritto sul Corriere Paola Calvetti l'altro giorno. Mi ha colpito la parola "solitudine" riferita a quella che si reputa una metropoli moderna.

E in effetti, ripensando a molte cose che vedo e vivo, e confrontandole con i racconti di chi questa città l'ha vissuta molto prima di me, non posso che concordare con l'analisi proposta. Una città in cui prevale la solitudine dei singoli e, aggiungo io, in cui aleggia un senso di tristezza.

Una città che molto probabilmente cambierà nella sua fisionomia nei prossimi anni, imboccando una via che lascerà indietro la Milano storica. Grattacieli e colate di cemento nel prossimo futuro, mentre verde e alberi rimarranno forse un ricordo, destinati ad essere bocciati nell'aula del consiglio comunale. C'è l'expo che si profila nei prossimi orizzonti, con tutti i suoi rischi di fallimento e deturpamento, ma anche con tutte le sue prospettive di cambiamento in senso positivo. Delle due alternative, inconciliabili a mio vedere, solo una prevarrà.

Ma ci sono anche il milanese del passato e quello del presente-futuro che si studiano, trovando tra loro ben poche affinità. La digressione qui sarebbe lunghissima e estremamente interessante: pensate, comparare come si viveva qui in città trenta o quarant'anni fa, e pensare ad oggi. Le occasioni di rivedere questa città viva esistono ancora oggi, ma forse sono troppo poche e troppo distanziate tra di loro. Nel mezzo vi è una vita che scorre spesso sola nella caoticità.

E per dire di quanto sia sola, poco solidale e triste questa Milano di oggi un piccolo episodio: un'amica in metropolitana con in mano un cellulare, aggredita e scippata davanti agli altri passeggeri nella più totale indifferenza. Ecco come può essere sola e triste Milano oggi.

P.S.: quasi a contraddirmi, ieri a notte inoltrata mi sono imbattuto nei bersaglieri che suonando e cantando svegliavano e intrattenevano mezzo quartiere in Brera: un'alternativa al silenzio di quei posti.

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