Domenica, 13 Giugno 2021
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ICE, DESK ANTICONTRAFFAZIONE: A RISCHIO LA TUTELA DEL MADE IN ITALY

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

ICE, DESK ANTICONTRAFFAZIONE: A RISCHIO LA TUTELA DEL MADE IN ITALY   DICHIARAZIONE DI ALBERTO GRIFFINI, PRESIDENTE CONFAPINDUSTRIA CREMONA                                  E MEMBRO DI GIUNTA CONFAPINDUSTRIA LOMBARDIA   7 novembre 2011 - Con l’abolizione dell’Ice, dal 1° novembre hanno cessato la loro attività anche i 14 desk anticontraffazione. Si trattavano di sentinelle nei luoghi più sensibili alla contraffazione dei beni Made in Italy; grave la chiusura del desk presso l’Ufficio Ice di Shangai. L'internazionalizzazione delle nostre imprese, intesa come sbocco su nuovi mercati e non come delocalizzazione produttiva si conferma infatti una strategia vincente per far fronte alla crisi economica attuale, come attestano anche gli ultimi dati Istat. Se non s’interverrà in tempi molto brevi un grande afflusso di merci contraffatte di provenienza dalla Cina entreranno nel nostro paese con un grave danno per l’industria manifatturiera italiana. La registrazione dei marchi e dei brevetti sono peraltro rimedi a breve termine, difficilmente attuabili da parte delle imprese di dimensioni ridotte. Occorre invece un intervento governativo che tuteli il Made in Italy. Le poche risorse disponibili siano utilizzate per creare nuclei di tecnici che controllino concretamente e ‘fisicamente’ la conformità CE ed il rispetto delle norme sulla proprietà industriale della moltitudine di merci in entrata nel nostro paese e non solo una  ‘conformità CE sulla carta’. Altri paesi europei si stanno organizzando in tal senso; l’Italia (da sempre apprezzata per le numerose aziende specializzate in diversi settori e “patria della subfornitura di qualità” oltre che di numerosi e blasonati marchi) sia promotrice di azioni di salvaguardia poiché tutte le piccole e medie aziende italiane ed Europee si trovano in questa situazione di attacco da parte dei paesi emergenti. Non si chiedono aiuti a fondo perduto, ma di poter lavorare e giocare una partita tutti con le stesse regole.

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