Minore in comunità psichiatrica da 12 mesi contro la sua volontà

I genitori si sono rivolti ai servizi. Il loro aiuto è stato strapparlo alla famiglia, collocarlo in una comunità ad alto contenimento e imbottirlo di psicofarmaci

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Milano. Dopo il recente incendio nel Centro Paolo VI di Casalnoceto, dove è collocato il figlio, una famiglia di San Donato Milanese, seguita dall'avvocato Francesco Miraglia del foro di Roma, ha deciso a rivolgersi all'opinione pubblica per denunciare l'incredibile storia del ragazzo. Si tratta della stessa comunità in cui, come riferito nelle cronache locali, lo scorso aprile un ragazzo si è ucciso gettandosi sotto un treno. La stampa ha riferito anche di ragazzi fuggiti da questo Centro, che fortunatamente sono stati ritrovati senza conseguenze tragiche.

Il ragazzo è ricoverato ormai da più di un anno, contro la sua volontà, in una struttura ad alto contenimento. Le regole di questo tipo di strutture sono molto rigide: ad esempio una volta Giorgio (nome di fantasia) ha mangiato una mozzarella senza permesso ed è stato messo in isolamento. I ragazzi non possono uscire liberamente e sono sottoposti a pesanti terapie con psicofarmaci. Pare che nella comunità vigano addirittura dei protocolli per impedire le fughe dei ragazzi. Da quando è collocato lì, Giorgio è sicuramente più calmo, sia per effetto della potente sedazione sia del clima in cui è costretto a vivere. Ma assieme all'aggressività se ne sta andando anche la voglia di vivere: si sta spegnendo lentamente e sta lentamente perdendo i sogni e le aspirazioni di un ragazzo della sua età.

I genitori, dopo varie segnalazioni e vani tentativi di essere ascoltati, hanno chiesto che un neuropsichiatra infantile di propria fiducia entrasse a far parte dell'equipe che si occupa del progetto di recupero di Giorgio ma, incomprensibilmente, non sono stati ascoltati.

A mali estremi, estremi rimedi. La famiglia, dopo aver sentito una dichiarazione del primo ministro russo Dimitry Medvedev, in cui si diceva: "Difenderemo i diritti e gli interessi [dei cittadini russi] in qualsiasi parte del mondo, li proteggeremo contro la discriminazione, contro le molestie da parte delle autorità o delle organizzazioni locali, li aiuteremo nell'affrontare le questioni sociali, comprese quelle previdenziali, mediche e in altri modi possibili, se necessario", ha deciso di chiedere aiuto al Ministero degli Esterni russo.

Cerchiamo ora di comprendere la vicenda. I genitori adottivi di Giorgio sono una coppia normale, sono sposati dal 1993 e risiedono a San Donato Milanese. Il padre è un luogotenente della Guardia di Finanza mentre la mamma è una contabile rimasta a casa negli ultimi anni per dedicarsi ai figli. Nel 1999 adottano il figlio maggiore all'età di 2 anni e nel 2004 adottano Giorgio (nome di fantasia) dalla Russia all'età di 3 anni. Per riuscire ad adottare i bambini si sottopongono a due percorsi per ricevere ben due idoneità all'adozione da parte del Tribunale di Milano, e due percorsi post-adozione seguiti dai servizi territoriali. Va tutto bene, vengono sempre giudicati idonei e tutte le relazioni sono positive.

Le prime difficoltà nascono con l'ingresso a scuola, difficoltà superate con l'inserimento in un istituto paritario, dove trascorrono anni sereni, e i bimbi hanno la possibilità di esprimere le loro spiccate attitudini nella musica, teatro e arte. Finalmente possono vivere un'esistenza felice.

A ottobre del 2013 i due figli fanno una ragazzata. Si allontanano da casa insieme. I ragazzi denunciano dei presunti maltrattamenti da parte dei genitori poi rivelatesi totalmente infondati. I Servizi Sociali si schierano subito e acriticamente contro la famiglia chiedendo un provvedimento d'urgenza al Tribunale dei Minori. In base all'art. 403, li allontanano dalla famiglia: non fanno nessun approfondimento, si rifiutano di sentire gli psicologi che li seguivano e interrompono tutti i percorsi trattenendoli in una struttura non idonea, Giorgio ha solo 12 anni e l'altro figlio 16.

Niente scuola, nessuna attività, interruzione di tutti i rapporti. I genitori tentano tutte le strade ma sono inascoltati su tutti i fronti. Non possono vederli per mesi. Negano contatti anche ai nonni e agli insegnanti di musica. Le psicologhe chiedono di essere ascoltate, ritengono che questi allontanamenti e inserimenti in strutture di questo tipo provocheranno ai ragazzi danni irreversibili. Infine la storia dei maltrattamenti si sgretolerà in quanto non vera, i ragazzi vogliono rientrare a casa e ciò avverrà il 1 luglio 2014, ma Giorgio è irrimediabilmente provato da questa esperienza.

Come se non bastasse, i servizi impongono la loro tutela, e i genitori non sono più liberi di prendere decisioni sui ragazzi: vengono imposte figure educative senza che si possano condividere le linee da seguire, e i ragazzi faticano ad accettarle, fino a giungere a un completo fallimento. La "soluzione" è presto trovata: nel giugno dell'anno scorso Giorgio viene trasferito in una cosiddetta comunità educativa della provincia di Milano, dove sono inseriti i ragazzi extracomunitari, in gran parte provenienti dal carcere minorile Beccaria. La situazione comportamentale si aggrava e Giorgio viene anche più volte picchiato. Dalla padella alla brace: pochi mesi dopo avviene il trasferimento nella comunità terapeutica ad alto contenimento in Piemonte.

La mamma di Giorgio ha dichiarato: "Non vogliamo vendetta o puntare il dito su chi ha sbagliato, è necessario guardare al futuro e non più al passato, lasciate entrare il nostro professionista per poter meglio aiutare nostro figlio e costruire per lui un buon progetto per il suo futuro."

Come comitato stiamo raccogliendo informazioni e se necessario segnaleremo a chi di dovere qualsiasi irregolarità e/o criticità. Ma ora l'urgenza è quella di trovare il modo di aiutare concretamente questo ragazzo e ci auguriamo che i servizi possano collaborare con il professionista di fiducia della famiglia per dare un futuro a Giorgio.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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