Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

25 Aprile, fischi a Formigoni e Podestà. Pisapia: "E' tempo di nuova Liberazione"

Cerimonia a Milano per la Festa della Liberazione molto partecipata: Podestà contestato e fischiato, mentre Formigoni (assente) suscita proteste solo "nominato". Nella giornata compaiono delle svastiche davanti ad alcune scuole

Il sindaco Giuliano Pisapia durante il discorso in centro a Milano

I partigiani e la Resistenza come ricordo storico, ma i cui valori - democrazia e uguaglianza - vengono declamati come attualissimi ancora oggi. E poi il presente: la mancanza di lavoro, i diritti negati, la crisi, la povertà diventata lo spettro anche della middle class, la contestazione alle politiche "anti-sociali" del Governo Monti.

Sono stati questi i temi della celebrazione del 25 aprile a Milano. Una giornata della Liberazione con migliaia di partecipanti (molte le bandiere del Pd e di Rifondazione Comunista) che è filata via tranquilla - nonostante le preoccupazioni della vigilia e le scritte naziste comparse in centro città - solo con le tradizionali proteste al presidente della Provincia, Guido Podestà, e poi anche al governatore lombardo Roberto Formigoni, assente (quando è stato citato dall'assessore Domenico Zambetti i fischi hanno assordato piazza Duomo).

'Protagonisti' sono stati quindi il lavoro, la recessione e sopratutto Susanna Camusso. La segretaria generale della Cgil è stata continuamente applaudita e salutata da decine di persone contenute, in maniera cortese, dal servizio d'ordine. Anche il sindaco Giuliano Pisapia ha preso la sua 'dose' di applausi. Il corteo è partito verso le 15 da corso Venezia con la banda musicale e i gonfaloni del Comune, Provincia (tante anche le città dell'hinterland) e Regione.

Hanno sfilato compatti l'Associazione dei partigiani (Anpi), le Acli, gli amici di Israele, gli ex deportati (Aned), l'Associazione dei partigiani cristiani, la Brigata Ebraica. Erano presenti tanti giovani fra cui esponenti dei centri sociali e del movimento 'No Tav' che però si sono limitati a qualche fumogeno durante il comizio conclusivo in piazza Duomo e a qualche striscione (fra cui 'Essere partigiani e' stare dalla parte di chi lotta').

Susanna Camusso come è solita ha parlato con la consueta chiarezza e non ha risparmiato il Governo: "Monti non sta facendo un buon lavoro perché ha annunciato un programma di rigore, equità e crescita e vediamo solo il rigore. Non vediamo equità nei provvedimenti, soprattutto non vediamo crescita e lavoro". "Senza lavoro e creazione di lavoro non si esce dalla crisi", ha insistito proponendo un piano sul lavoro: "Incentivare le assunzioni, sbloccare gli investimenti, favorire il fatto che i prestiti che la Bce fa alle banche si traducano in credito per i cittadini e le imprese e non semplicemente nell'acquisto di titoli di Stato".

Ancor più critico è stato Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista: "Monti è un tecnocrate e uno scienziato insensibile, si comporta come uno scienziato che fa esperimenti solo che invece di farli in laboratorio li fa sulla gente. E' una cosa priva di morale".

Se Pisapia ha rilevato che "oggi è tempo di una nuova Liberazione, di una nuova rivoluzione morale", Podestà ha sottolineato che "c'é sempre un piccolo gruppo di intolleranti che non capisce il valore della democrazia e il senso stesso di questa giornata" (fonte: ansa).

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