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Sabato, 20 Aprile 2024
Le polemiche

25 aprile, comunità ebraica e ucraina contro l'Anpi: "No al 'cessate il fuoco ovunque' senza condizioni"

Polemica per la proposta del neo presidente provinciale dell'Anpi, Primo Minelli, sul "Cessate il fuoco ovunque". Nahum (Riformisti): "Non condivido. I partigiani erano armati"

Il 25 aprile è ormai alle porte, e quella di Milano sarà quest'anno una manifestazione particolarmente partecipata. Ma il nuovo segretario dell'Anpi provinciale, Primo Minelli, deve affrontare parecchie grane. Il mondo è infatti pervaso da guerre e, sulle due più importanti (Ucraina e Gaza), ci sono stati dissapori anche interni all'associazione dei partigiani. Prima sull'Ucraina, con il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo da sempre schierato su posizioni 'pacifiste' e l'ormai ex presidente milanese Roberto Cenati favorevole a dare le armi a Kyiv. Poi su Gaza, con Cenati dimissionario per l'uso (a suo dire sbagliato) del termine 'genocidio' per descrivere quanto sta avvenendo nella Striscia.

Minelli ha parlato, nei giorni scorsi, con la comunità ebraica e con quella palestinese, per prevenire ogni polemica. Ma non c'è riuscito. La sua indicazione (rivelata in un'intervista) di aprire il corteo con uno striscione con la scritta "Cessate il fuoco ovunque" non viene accolta né dalla comunità ebraica (che storicamente partecipa al corteo) né da quella ucraina (che è ospite della 'Brigata ebraica', e quindi parte integrante del corteo, dal 2022). 

"Cessate il fuoco vincolato a rilascio ostaggi"

"Leggo che il presidente dell'Anpi Milano parla di un 'cessate il fuoco ovunque', come piattaforma per il 25 aprile", commenta Daniele Nahum, consigliere comunale dei Riformisti: "Non lo vincola né al rilascio degli ostaggi israeliani e nemmeno alla giusta resistenza armata dell'esercito ucraino, necessaria anche per non smembrare quel Paese. Non mi pare una piattaforma condivisibile. Anche perché, se i partigiani non fossero stati armati e se gli alleati non fossero intervenuti militarmente, staremmo a parlare di un'altra storia".

Sulla stessa linea Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica: "Leggo con sorpresa le parole di Minelli, con cui mi sono incontrato due volte nell'ultima settimana condividendo sempre la sua impostazione". Come a dire che il messaggio "Cessate il fuoco ovunque" sarebbe spuntato dal nulla. "Con noi si era sempre parlato di legare il 'Cessate il fuoco' a Gaza alla liberazione degli ostaggi, e Minelli si era detto d'accordo", rimarca Romano: "Noi non ci stiamo ad abbandonare bambini e adulti nelle mani dei torturatori di Hamas".

E Romano va anche oltre, citando la manifestazione pro Palestina del 30 marzo a Milano, con l'attacco a Liliana Segre da parte di Mohammed Hannoun dell'Associazione palestinesi in Italia, secondo cui "La senatrice Segre dubita che si possa chiamare genocidio, perché c'è una esclusiva riservata alla loro lobby", e quello alla Brigata Ebraica dell'attivista Franca Caffa, secondo cui la Brigata "non avrebbe titolo per partecipare al corteo del 25 Aprile". "Chiediamo - sottolinea Romano - che ci sia una chiara condanna di quanto detto da queste persone. Per un 25 aprile sereno, è necessario chiarire che non c'è spazio nel corteo per chi attacca ex deportati e nega pagine della Resistenza ebraica".

"No a pace astratta, ipocrita e complice"

Dure critiche a Minelli arrivano, come si diceva, anche da parte della comunità ucraina. Kateryna Sadilova, in un post sui social, afferma che "la comunità ucraina, che partecipa al 25 aprile da qualche anno grazie alla Brigata Ebraica, e ci tiene a commemorare i caduti ucraini in Italia, non si riconosce assolutamente nelle parole del presidente Anpi Primo Minelli, chiedendo un incontro con lui. Cessate il fuoco è il sinonimo di 'Pace! Pace!' che sentiamo gridare da tutte le piazze da febbraio 2022: dove si chiede una pace astratta, ipocrita, complice e vigliacca che non vede le fosse comuni con dentro centinaia e centinaia di corpi martoriati, camere di tortura, campi di filtraggio, stupri e omicidi".

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