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Siria, il vicario cattolico di Aleppo a Milano "assolve" Assad

"Non è la regina d'Inghilterra ma è rispettoso della libertà d'espressione", ha affermato il religioso. Di qui anche la condanna verso Europa e Stati Uniti e l'elogio alla Russia. Intanto la sua città è sotto assedio da anni

Abou Khazen e Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale (Twitter R.C.)

Un attacco all'Europa, all'Onu e anche agli Stati Uniti. Si è risolta così la visita di Georges Abou Khazen, vicario apostolico della città siriana di Aleppo, al consiglio regionale della Lombardia, che si è svolta il 26 aprile 2016. Una visita toccante, perché drammatica è la situazione dei cristiani in Siria - nell'alveo di una situazione generale terribile da anni - ed una ricognizione dei bisogni di pace nutriti dalla popolazione. Ma parole che, lette nel loro insieme, finiscono con il rappresentare soltanto una parte (specifica, determinata ed esplicita) del "problema" siriano. 

Il religioso assolve sostanzialmente il regime di Assad, «rigido e duro, ma rispettoso della libertà di espressione e della libera convivenza delle minoranze». L'unica concessione al fatto che si tratta di una dittatura è nella battuta che «non sarà come la regina d'Inghilterra». Da qui, forse, bisognerebbe partire, o per meglio dire, qui forse bisognerebbe fermarsi. Perché tutta la questione siriana, in fondo, ruota intorno al giudizio che si dà del regime al governo. Se il giudizio è questo, ed è sostanzialmente positivo, le conseguenze sono ovvie: i ribelli sbagliano, sbagliano coloro che li appoggiano, la legalità da ripristinare è quella governativa.

Così, Abou Khazen ha affermato chiaramente che l'Europa avrebbe dovuto «fare di più», in nome dei legami antichi sul piano culturale, mentre con la scelta dell'embargo ha di fatto colpito la popolazione e non ha fatto passi verso la costruzione della pace. Della Russia (intervenuta a fine estate 2015 a sostegno dell'esercito di Assad) che «ha insistito molto per fare i colloqui i pace». Dell'Isis, che «fanno le stesse cose dell'Arabia Saudita ma non si può dire, è un tabù».

La tragedia di Aleppo, da cui sono fuggite centinaia di migliaia di persone tra musulmani e cristiani, non può essere però liquidata in modo così semplice. La dittatura di Assad porta con sé la gravissima responsabilità di avere scatenato la miccia della repressione violenta contro proteste che all'inizio erano pacifiche e chiedevano più democrazia e maggiore rispetto per le minoranze, checché ne dicano coloro che, oggi, esaltano il regime come un sistema che "funzionava" e che "teneva insieme" tutti i gruppi (etnici e religiosi) presenti in Siria. 

Forse non tutti hanno saputo, per esempio, che l'esercito di Assad - da gennaio 2011 a febbraio 2016 - ha sganciato circa 7 mila "bombe barili", barrel bombs, ovvero esplosivo stipato all'interno di grandi fusti. Ordigni che non possono essere "dirottati" su obiettivi predefiniti e, dunque, colpiscono anche i civili: decine di migliaia di morti solo per le bombe barili. E la Russia ha bloccato una risoluzione dell'Onu che avrebbe cercato di impedire ad Assad di usarle.

Ecco: quando si ascoltano testimonianze dirette, occorre il massimo rispetto nei confronti di chi opera ogni giorno - e sicuramente in buona fede - per la pace esponendosi in prima linea in una città sotto assedio militare da anni; ma poi occorre anche sapersi astrarre per misurare le parole. 

"Non abbiate paura dell'altro, ma al tempo stesso mantenete sempre la vostra identità e fate che sia rispettata e riconosciuta, senza permettere agli altri di annullarla e condizionarla: in sostanza predicate l'accoglienza continuando però a essere voi stessi". Lo ha detto il vescovo di Aleppo, Georges Abou Kahzen, durante un incontro al Pirellone con alcuni rappresentanti del Consiglio regionale della Lombardia. Il religioso ha ricordato la difficile situazione dela Siria, dove i profughi costituiscono ormai la metà della popolazione e dove il grande mosaico di culture e religioni che da sempre hanno convissuto pacificamente è stato distrutto dall'avanzata dell'Isis e dal tentativo di imporre lo Stato islamico a discapito di un regime, quello di Assad, giudicato "rigido e duro, ma rispettoso e garante della libertà di espressione e della libera convivenza delle tante minoranze etniche presenti in Siria". "Una testimonianza preziosa e un incontro ricco di contenuti durante il quale ci è stato raccontato delle difficoltà della vita concreta degli uomini e delle donne che vivono ad Aleppo e delle condizioni drammatiche di quelle comunità" l'ha definita il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo. "L'incontro in quelle terre tra cristiani e musulmani avviene proprio a partire da un bisogno comune e ci si ritrova a condividere le ragioni del'umanità. Questo è l'insegnamento che possiamo raccogliere anche noi che abbiamo bisogno di capire i motivi su cui possiamo costruire un dialogo con chi è diverso da noi, con chi ha religione, usi e costumi differenti. Il dialogo lo si può ricostruire condividendo i bisogni concreti e riscoprendoci uomini con le stesse necessità e desideri" ha proseguito Cattaneo.

- Il vescovo di Aleppo, Georges Abou Kahzen, è "molto ottimista" sui colloqui di pace per la Siria in corso a Ginevra. Lo ha detto durante un incontro con una delegazione del Consiglio regionale delal Lombardia al Pirellone. "Speriamo che la guerra finisca il prima possibile. Di certo la popolazione è stanca e per questo più disposta a trattative. I cinesi dicono che anche lungo viaggio inizia con un passo e quando la gente ha visto che c'è la possibilità di una soluzione pacifica si è riconciliata con il governo" ha osservato il religioso. Il vescovo ha aggiunto che i siriani si aspettavano dall'Europa "un ruolo più attivo, anche per i legami culturali" che uniscono il vecchio continente al Paese mediorientale. Ora però, a suo parere, c'è comunque la possibilità di "arrivare a un'intesa senza combattere". Abou Kahzen è contrario a una divisione del territorio siriano in diversi Stati confessionali: "La soluzione è in uno Stato laico, aiutateci a questo" ha continuato ricordando la secolare convivenza pacifica tra cristiani e islamici. Una tradizione viva ancora oggi nei rifugiati che hanno trovato riparo nei quartieri cristiani di Aleppo: "Hanno visto una società più aperta e pluralista, hanno aperto gli occhi". "Certo Assad - ha osservato - non è la regina d'Inghilterra, ma non è l'unico dittaore al mondo e anche tra i suoi oppositori ci sono dei dittatori. La questione non è lì". Quanto ai profughi il vescovo ha aggiunto di essere un po' "sospettoso" su come la questione è stata gestita dall'Onu. Un sospetto che riguarda anche il recente accordo tra Unione europea e Turchia: "Non sia un ricatto da parte della Turchia. Quelli che sono arrivati non sono tutti siriani, solo uno su cinque, gli altri da dove sono venuti e perché?" si è chiesto il religioso.

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