Caso camici, le opposizioni vogliono la testa di Fontana: «Ha mentito». Ma Italia Viva si sfila

Quasi compatti i partiti d'opposizione in Regione dopo l'intervento del governatore

Le opposizioni (Foto Marco Ottico/Ansa)

Non sono soddisfatte le opposizioni in cnsiglio regionale dopo le spiegazioni di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in merito ai camici forniti dalla Dama, l'azienda di suo cognato e sua moglie, durante l'emergenza sanitaria da covid-19, prima a pagamento e poi trasformati in donazione, con in mezzo il bonifico da 250 mila euro (bloccato) da un conto del governatore a quello del cognato. E va avanti la mozione di sfiducia, da cui però si "sfila" Italia Viva.

Proprio le tempistiche sono quelle che fanno alzare i toni alle minoranze. Fontana ha dichiarato di avere saputo il 12 maggio che tra le aziende coinvolte nella cessione dei camici c'era quella del cognato e della sorella, e di avere lui convinto il cognato a trasformarla in donazione per evitare eventuali polemiche; poi, però, il 19 maggio ha effettuato il famoso bonifico da 250 mila euro allo stesso cognato dando mandato a un fiduciario di prelevare sul suo conto svizzero. Il fiduciario ha bloccato l'operazione seguendo la normativa antiriciclaggio (ruolo politico sensibile dell'ordinante, mancanza di fatture giustificative); ma il 20 maggio il cognato ha mandato una email dichiarando agli uffici regionali di voler convertire in donazione ciò che era una cessione onerosa. 

Pd e 5 Stelle: «Dimissioni»

«Abbiamo atteso due mesi di fughe e silenzi per ascoltare un'ora di vuota paternale», attacca Massimo De Rosa del Movimento 5 Stelle: «Un'ora per non dire nulla. Fontana fugge le proprie responsabilità». L'esponente pentastellato aggiunge che «se Fontana fosse stato convinto del proprio operato, avrebbe potuto procedere con la procedura d'acquisto. Invece ha tentato di mettere una imbarazzante toppa sulla vicenda. Ha minacciato querele, dichiarando più volte di essere all'oscuro di tutto. Oggi sappiamo che ha mentito».

«Fontana ha fatto un discorso solo difensivo, da presidente a fine corsa», commenta Fabio Pizzul, capogruppo del Partito Democratico: «Gli avevamo chiesto di dire se si sentiva ancora in grado di governare la Lombardia ma abbiamo avuto solo una serie di giustificazioni di quanto ha fatto in questi mesi. Non ha chiarito nulla sulla vicenda camici, nemmeno se ritenga che fare un bonifico da un conto svizzero dove ci sono soldi che provengono da conti detenuti nei paradisi fiscali sia compatibile da chi riveste un ruolo pubblico».

+Europa: «Gli errori di Fontana»

Stessa linea per Michele Usuelli, capogruppo di +Europa/Radicali, secondo cui «manca del tutto una parola di autocritica sul comportamento di Regione Lombardia nella gestione dell'emergenza». Usuelli cita la quarantena per i minori rientrati dalla Cina a febbraio, un'idea di Fontana che il governatore ha difeso in aula: «Confermo che si tratta di una polemica razzista di quattro governatori leghisti, che ha avvelenato il dibattito pubblico. Si sono messi i sacchi alla finestra per proteggersi da una minaccia esterna senza prendere in considerazione che il virus era già in casa, con polmoniti anomale dal 10 gennaio». Per l'esponente di +Europa, gli errori della giunta si sono evidenziati fin dall'inizio: «Cinque giorni dopo la scoperta del focolaio di Codogno la Lombardia stabilisce che i tamponi andassero fatti solo ai pazienti con sintomi da ricoveero. Avete applicato ciò che diceva Trump, ovvero meno diagnosi si facevano, meglio sarebbe stato per i dati epidemiologici». 

E sui camici: «Fontana - dichiara Usuelli - non ha chiarito la consecutio temporum degli eventi, e dice una bugia. Il bonifico fatto all’azienda Dama risale al 19 maggio. Noi il 26 maggio abbiamo chiesto che il presidente riferisse in aula, e poi il 7 giugno quando è emerso il caso in seguito alle inchieste giornalistiche ha dichiarato che non sapeva nulla della procedura. L’assessore Raffaele Cattaneo si è giustificato dicendo che in emergenza si è chiesto tutto a tutti. Giusto. Ma perché allora Fontana non ha detto che tra le aziende c’era anche quella del cognato?». Infine sulla mozione di sfiducia: «Noi - conclude Usuelli - non siamo affascinati dal tintinnio delle manette, ma siamo per una valutazione politica della mala gestione della sanità in Lombardia».

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Italia Viva si dissocia dalle dimissioni di Fontana

La consigliera di Italia Viva Patrizia Baffi "bacchetta" il governatore: «Avrebbe potuto e dovuto chiarire al consiglio regioonale da subito»; ma è contraria alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle: «Ritengo che sia il frutto di una elencazione di fatti ancora sommari e la cui analisi non può essere completa ed esaustiva: una analisi seria e le conseguenti valutazioni politiche su un’emergenza che è tutt’ora in corso, potremo farla solo quando avremo tutti gli elementi utili. Oggi la priorità è dare risposte ai cittadini, cambiare vertici in questo momento in cui si scongiura una possibile seconda ondata di covid-19 in autunno, eventualità che non possiamo per ora escludere, vorrebbe dire mettere Regione Lombardia e le nostre comunità in una situazione di grande difficoltà e insicurezza».

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