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La nuova vita delle "Aree d'oro": parchi agricoli e giovani coltivatori

Affidate in custodia al Distretto agricolo dopo essere state acquisite dal comune. Lo scandalo del 1986 sulle aree provocò le dimissioni dell'allora sindaco Tognoli

Aree d'Oro (foto Comune di Milano)

Le "aree d'oro" sono una delle questioni urbanistiche irrisolte più antiche della città di Milano. Stiamo parlando di circa un milione di metri quadri di aree agricole nella periferia sud della città, appartenute all'immobiliarista Salvatore Ligresti e poi, dopo i fallimenti societari, alla Unipol. Ora vengono restituite alla collettività: finalmente il comune di Milano le ha acquisite, con un accordo con la Unipol.

Furono chiamate "aree d'oro" negli anni '80, quando Carlo Radice Fossati, neo assessore all'urbanistica, manifestò l'idea di comprarle (a prezzi di mercato) ma gli venne riferito che il suo predecessore aveva già concordato con Ligresti l'acquisto a prezzi notevolmente inferiori. Radice Fossati rivelò tutto e provocò le dimissioni dell'allora sindaco Carlo Tognoli. 

I tre lotti di terreni (tra via Ripamonti e via dei Missaglia) fanno parte di un accordo complessivo tra comune di Milano e Unipol, condotto dall'ex assessore all'urbanistica e agricoltura Ada Lucia De Cesaris. Di fatto sono stati definitivamente salvati dalla speculazione edilizia all'interno del Parco Agricolo Sud Milano. Sono rimasti infatti terreni agricoli e ora si preparano ad una stagione di rinascita e riqualificazione.

Palazzo Marino parla di «regalo di Natale ai milanesi». Le aree sono state affidate in custodia temporanea al Distretto Agricolo Milanese. Circa la metà verrà assegnata, tramite bando, a giovani agricoltori. Per il resto, le aree completeranno i parchi agricoli del Ticinello e della Vettabbia.

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