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La Moratti assessora in Regione? «Armi al popolo»: la polemica sul consigliere del Pd

Arcinoto per l'ironia anche estrema (e l'autoironia), Monguzzi è stato bersagliato per un post su Facebook

«Siamo rovinati... armi al popolo!». Ha scatenato la bufera questa frase di Carlo Monguzzi, affidata a Facebook, il 5 gennaio, a commento dei rumors che vedono Letizia Moratti sempre più vicina all'assessorato regionale al welfare. Monguzzi, in passato consigliere regionale dei Verdi e dal 2011 comunale a Milano per il Pd, dove presiede la commissione ambiente, è noto per la sua vena particolarmente sarcastica che spazia dalla politca (scherzando si autodefinisce spesso "leninsta" a Palazzo Marino) al calcio (è tifoso della Juventus).

Stavolta, però, l'affermazione era particolarmente forte. Ed è stata presa alla lettera da vari esponenti del centrodestra meneghino, che non l'hanno gradita. «Armi al popolo? Ti conosco da 30 anni mai me lo sarei aspettato. Post vergognoso, fai più bella figura se lo elimini», gli ha risposto Alan Rzzi di Forza Italia, sottosegretario in Regione. «Monguzzi dovrebbe vergognarsi e dimettersi», ha fatto eco Oscar Strano, anche lui "azzurro", presidente del consiglio di Municipio 4. «Linguaggio gravissimo, dimettiti», ha scritto Marco Bestetti, presidente del Municipio 7, a cui però Monguzzi ha replicato: «Se non sei in grado di cogliere l'ironia, è un problema tuo, grave, ma tuo».

Tra le critiche anche quella "amica" di Santo Minniti, esponente dello stesso partito di Monguzzi (il Pd) e presidente del Municipio 6: «Carlo, ti stimo ma trovo questo post quantomeno discutibile. L'arma che il popolo ha in mano è il voto, e l'arma di chi governa è il mandato elettorale, che da quel voto deriva. Invocare altre armi, anche se in senso certamente figurato, è sbagliato. Lo è ancora di più se a farlo è chi siede in una Istituzione in forza di quelle regole. Il buonsenso suggerirebbe una rettifica«. Pronta la replica di Monguzzi: «Santo, quoque tu? Un politico deve essere perbene, serio, competente e ovviamente non violento, ma se non è in grado di cogliere l'ironia è un politico triste. Non è riferito a te , ti conosco e ti apprezzo».

Il 6 gennaio, il consigliere del Pd ha poi scritto un altro post, chiarendo definitivamente che non era sua intenzione richiamare un reale uso della violenza politica. «Incautamente fiducioso che chiunque, dotato di un robusto diploma di quinta elementare, ne avrebbe colto l'ironia e che le armi erano ovviamente quelle della democrazia, essendo arcinota la mia scelta personale e politica pacifista e contro ogni violenza. Invece insulti di tutti i tipi. Io non arretro di un millimetro, anzi! Penso che un politico debba essere serio, perbene e competente ma che se non capisce l'ironia (socratiana) sia un politico triste. E quindi continuerò la mia pratica politica con più forza e con molta, molta più ironia e sarcasmo. E se qualcuno mi chiederà cosa penso dell'eventuale nomina della signora Moratti risponderò "Siamo rovinati, armi al popolo!"».

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