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Vernice rossa al Pd di Corvetto (Fb)

Vernice rossa al Pd di Corvetto (Fb)

L'assalto alla sede del Pd Corvetto, nessuno si faccia intimidire

Tanta paura per gli anziani presenti: alcuni hanno cercato la via di fuga dalle finestre, che per fortuna sono al piano terreno

La Digos indaga per violenza privata. Di più non è dato, al momento, sapere sull'irruzione di venti-venticinque persone al circolo Pd Corvetto di via Mompiani, alle tre e mezza del pomeriggio di martedì 11 novembre. Si teneva una riunione del Sunia, il sindacato inquilini della Cgil. Non una riunione particolare, ma come tante. Con Stefano Chiappelli, segretario provinciale, che aveva appena finito di parlare.

Una ventina abbondante i partecipanti alla riunione: per lo più anziani del quartiere. Chi c'era racconta un quarto d'ora da brivido, con persone anziane spaventate che scappavano dalla finestra (al piano terreno) dopo che gli autori del blitz avevano azionato un estintore e forse - ma le versioni divergono - fatto scoppiare un fumogeno.

Prima, all'esterno, i manifestanti avevano cercato di srotolare uno striscione con uno slogan contro gli sgomberi e contro la Tav. Tutti incappucciati, alcuni indossavano la maschera di "V" per Vendetta, ormai un simbolo delle proteste degli antagonisti di sinistra in tutto il mondo. Il blitz è terminato quando un rappresentante di Aler ha urlato "Basta!", perché era forte il rischio che qualcuno potesse sentirsi male.

Solidarietà totale è stata espressa da tutte le forze politiche e sindacali. Il responsabile del circolo, Roberto Poli, ha spiegato che sembrava si volesse intimidire i presenti.

Intimidire. Ma a che pro? E poi: intimidire chi? I sindacalisti? O gli anziani dei quartieri popolari? Proprio da loro - in fondo - è partita la rabbia, silenziosa e dignitosa, contro le occupazioni abusive degli alloggi, perché sono loro a non riuscire a dormire di notte, a svegliarsi per i colpi che abbattono le porte e qualche volta il muro intorno ad esse, a lottare di giorno contro il crescente degrado. Nessuna accusa generalizzata: le storie sono tutte personali e - quando ce ne sono a decine, all'unisono - non si possono liquidare, nemmeno per scherzo, come "paura del diverso", a meno che diverso non significhi malviventi, racket, vandali. Allora sì, la paura del diverso serpeggia nei quartieri popolari di Milano. Da maggio, giugno.

Siamo a novembre inoltrato: proprio adesso le istituzioni cercano di rispondere. Con gli sgomberi ma anche con la promessa di ristrutturare molti degli alloggi sfitti, vera soluzione all'emergenza abitativa. Sono passati mesi di infinite e sterili polemiche tra istituzioni. Facile, quando molti attori sono coinvolti. Meno facile sopportare un degrado crescente: e adesso anche la paura delle "intimidazioni"?

Naturalmente lo spavento a Corvetto è stato tanto. Ancora di più, d'ora in poi, sarà per ogni altra riunione del genere. Per le assemblee nei quartieri popolari, dei comitati o dei sindacati.

Degli autori, per ora nessuna traccia. C'è chi ha parlato di "attacco fascista e vile", chi di antagonisti, chi di neofascisti che volevano depistare con lo striscione anti-sgomberi e anti-Tav. Quello che è certo è che da parte di alcuni si è già iniziato a parlare di "sgomberi inutili" o addirittura "dannosi", come se la soluzione dell'emergenza abitativa possa esser quella di (lasciare) occupare gli alloggi in modo abusivo, tra l'altro spesso da parte del racket che prende dai 500 ai 2mila euro ad alloggio. Di fronte a reati di questo genere, non si può chiudere un occhio. Occorre, certo, dare risposte concrete, politiche e sensate insieme. Ma senza temere di andare avanti sulla linea della legalità. Una linea sottile, ma vincente. O si vuol fare battaglie anti-mafia solo a giorni alterni? Le istituzioni e le forze dell'ordine, dunque, non si facciano intimidire da nessuno e procedano per ripristinare la dignità dei quartieri popolari di Milano.

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