Giovedì, 24 Giugno 2021
Politica

"Il Trota? L'Italia gli ha pagato 600mila euro in donne e feste"

Uno degli ex autisti di Renzo Bossi ha scritto un libro, "Il giocattolo del Trota". E nell'anticipazione racconta: "Arrogante e montato, ma Belsito e la Mauro dicevano che era il futuro della Lega"

Renzo Bossi in Regione

Di una cosa certamente Renzo Bossi non si dimenticherà più: trattare i propri autisti con rispetto, ond'evitare ritorsioni e "sputtanamenti". Sono stati proprio loro due, i due body-guard-autisti-badanti (come loro stessi si definiscono), ad aprire il vaso di Pandora sul Trota e su come utilizzasse i soldi della Lega. Entrambi licenziati, non hanno ancora smesso di far parlare di sè.

Oscar Morando è stato l'autista di Renzo (ma non quello del video, per intenderci). In un'intervista al Fatto Quotidiano ha annunciato l'uscita del suo libro, "Il giocattolo del Trota": "E' così che mi trattava. Ma a pensarci bene, il giocattolo a essersi rotto è anche quello della Lega. E tutto è partito per mettere Renzo in condizioni di fare quel che voleva". Morando ne ha parecchie da dire a tutto il Carroccio, a cominciare dal figlio di Bossi.

"Dovevo trasformarlo in un uomo - racconta - o per lo meno tenerlo fuori dai guai. Questo incarico me l'avevano assegnato la Marrone e Rosi Mauro, dicevano che lui sarebbe stato il futuro del partito. Invece era un ragazzino che si era montato la testa. Trattava tutti da schifo, l'Italia gli ha pagato 600mila euro in feste, donne e vita facile".

Qualche aneddoto sul personaggio Trota, Morando non se lo risparmia: "La laurea finta? Non mi ha stupito. In Albania lui non ci ha mai messo piede. Ho visto delle cose... In Regione qualcuno gli preparava il compitino, per esempio un bigliettino da portare con sè, e lui spesso se lo dimenticava pure. Una volta mi ha fatto andare a Bratislava per una festa: cena e discoteca".

Le rivelazioni di Morando, più che sul Trota, del quale evidentemente non nutre alcun tipo di stima ("Non riuscirebbe a fare nemmeno il contadino o il muratore"), danno una chiara immagine del vuoto di potere creatosi nella Lega e finito - dicono le indagine - nelle mani sbagliate: "A marzo comandava Belsito, con la Mauro e la Marrone. A settembre 2010, Umberto Bossi mi disse di Belsito: "Gli ho dato un dito e s'è preso il braccio, è uno stronzo, va cacciato". Ma Belsito rideva di ciò, e poi mi disse: "Bossi non conta più un cazzo, mica comanda lui".

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