Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Autonomia, dopo il referendum il sì tripartisan in consiglio regionale

Centrodestra, centrosinistra e 5 Stelle votano a favore della risoluzione sull'autonomia che dà mandato a Maroni per trattare col Governo

Roberto Maroni applaude dopo il voto (Foto Giulio Gallera)

Larghissima la maggioranza con cui il consiglio regionale ha approvato, martedì 7 novembre, la risoluzione sull'autonomia che dà mandato al governatore Roberto Maroni di trattare competenze in più per la Regione Lombardia, dopo il referendum che si è tenuto domenica 22 ottobre con una partecipazione di circa il 38% degli elettori lombardi. Il lavoro, del resto, era stato improntato per ottenere un consenso tripartisan. Quindi si è lavorato su un testo base, in modo da accontentare più o meno tutti gli schieramenti.

E il risultato auspicato da Maroni è arrivato: 67 favorevoli, 4 contrari, un astenuto. Non l'unanimità ma quasi. Ora Maroni e il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini andranno a trattare con il Governo, presumibilmente con sei "macro tavoli" che raggrupperanno aree tematiche diverse. Il governatore vorrebbe chiudere la trattativa a gennaio 2018, un po' prima delle elezioni (sia nazionali sia regionali), consapevole che l'accordo con il Governo sarà poi ratificato dal prossimo parlamento.

L'astenuta è stata Chiara Cremonesi, esponente del gruppo Insieme, vicina a Campo Progressista. I quattro voti contrari sono arrivati dal Movimento Democratici Progressisti (Massimo D'Avolio e Onorio Rosati), dall'esponente del Pd della provincia di Brescia Corrado Tomasi e dalla consigliera di Fuxia People Maria Teresa Baldini. Hanno invece votato a favore il centrodestra, il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle.

Più competenze, più risorse

La Regione Lombardia chiederà al Governo più autonomia su tutte e ventitré le materie che la Costituzione (all'articolo 117) assegna con competenza «concorrente» fra Stato e Regioni. Per concorrente s'intende che, attualmente, su queste materie lo Stato detta le linee generali e le Regioni possono organizzare concretamente i dettagli. L'articolo 116, però, consente alle Regioni di entrare in trattativa con lo Stato centrale proprio per riorganizzare questa divisione di competenze. 

Tra le materie più significative, la richiesta di più voce in capitolo sul piano degli aeroporti, in modo da decidere con relativa autonomia lo sviluppo futuro di quelli della Regione, e una maggiore autonomia tributaria e finanziaria (Maroni ha spesso detto che, con questa competenza, abolirebbe il bollo auto e cancellerebbe il "superticket" sulla sanità).

Altre possibili autonomie riguardano proprio la sanità e le infrastrutture strategiche di interesse regionale, così come l'edilizia scolastica e la tutela dei beni culturali, oltre alle cosiddette politiche attive sul lavoro. Infine la possibilità di "trattenere" in Regione una parte del canone Rai per sviluppare l'informazione locale sulle televisioni statali.

Autonomia, le posizioni dei consiglieri favorevoli

«Il treno dell’autonomia è partito e corre veloce, ora dobbiamo essere bravi a portarlo in fretta a destinazione: più risorse e competenze per la Lombardia vuol dire più servizi e benessere per tutti i cittadini», è il commento di Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) a seguito dell’approvazione della risoluzione. «Chiediamo - prosegue - ventitré materie e le relative risorse che, secondo il Sole 24 Ore, ammonterebbero a ben 23,7 miliardi in più per la Lombardia. Istruzione, ambiente, commercio, infrastrutture, salute, pensioni integrative e molto altro ancora. Il governo del Partito Democratico adesso deve prendersi le proprie responsabilità».

«Verrà superato il regionalismo ordinario dell’uniformità», spiega Stefano Bruno Galli (Lista Maroni): «Apriamo una nuova fase del regionalismo, la terza fase dopo quella 1970-2001 e quella 2001-2017; la fase della autonomia necessaria cui hanno diritto le regioni virtuose, nell’interesse generale del Paese. Alla nuova fase del regionalismo dovranno però corrispondere nuovi strumenti istituzionali per garantire regole certe allo scopo di tutelare l’autonomia conquistata. E andare oltre il cortocircuito costituzionale fra l’articolo 114 e il 117, fra le logiche collaborative della democrazia multilivello e il principio della concorrenza, che alimenta il conflitto. Ci vogliono nuovi strumenti per evitare nuovi contenziosi e per istituzionalizzare un rapporto di tipo contrattuale e pattizio fra la Regione e lo Stato centrale, tipico di un ordine politico federoregionalista».

«Nella campagna referendaria le parole d'ordine della propaganda dei partiti sono state sicurezza, residuo fiscale, immigrazione; nessuna di queste è nella risoluzione sull'autonomia», dichiara Dario Violi (Movimento 5 Stelle): «E' un documento che, come volevamo e abbiamo ottenuto, non contiene nessuna forma di propaganda e che rispetta il mandato referendario dei cittadini. E' una risoluzione che non offre pretesti a Roma per frenare la trattativa sull'autonomia della Lombardia. La strada da percorrere non è il centralismo, questo documento dice l'opposto: chi amministra meglio e fa quadrare i conti deve gestire le risorse e le competenze. E' un'autonomia insomma che avvicina i territori alla gestione delle risorse e che può migliorare la vita di milioni di lombardi. Da qui il nostro sì alla risoluzione».

«Noi siamo convintamente regionalisti e il nostro voto a favore serve ad attuare una parte della Costituzione voluta nel 2001 dal centrosinistra», afferma Enrico Brambilla (capogruppo del Pd): «Deve essere però chiaro che lo scopo di questo percorso è la necessità di riformare profondamente la spesa pubblica nel suo complesso e di far ripartire il processo riformatore dello Stato che è fallito con il referendum costituzionale dello scorso dicembre, questa volta partendo dal basso. Sarà un percorso lungo e articolato, che purtroppo parte solo ora, a legislatura regionale e nazionale agli sgoccioli, per la scelta di Maroni di andare a tutti i costi a referendum».

«Il referendum ci ha portato in zona Cesarini, costretti a lavorare con la fretta dei pigri e con tempi talmente ridotti da dubitare tuttora fortemente che si possa chiudere la partita in questa legislatura. Ma la maggioranza ha rinunciato alla propaganda e il documento, costruito con spirito di condivisione, individua una serie di priorità, punto per noi dirimente. Si va così nella direzione di un regionalismo differenziato nel quale crediamo, che può consentire alla Lombardia di cambiare pelle, trovare un nuovo ruolo e uscire dalla crisi», è il commento di Roberto Bruni (capogruppo del Patto Civico).

Autonomia, le posizioni di chi si è astenuto

«Con i nostri emendamenti abbiamo superato alcune criticità, eliminando innanzitutto le parti più ideologiche sull’istruzione, impedendo il rischio di una deregulation sulla caccia e migliorando la parte dell’ambiente sui rifiuti e sull’economia circolare. Certo ne permangono altre legate anche ai tempi ristretti in cui l’operazione è stata concepita, in ritardo, dopo un referendum dispendioso che non ha portato alcun valore aggiunto, ma non avendo idee preconcette contro il regionalismo differenziato previsto dalla Costituzione siamo disponibili a verificare un percorso che oggi è solo all’inizio e che difficilmente si chiuderà a breve. Nei prossimi mesi saremo molto attivi nel sollecitare il Consiglio per un costante monitoraggio della trattativa, come la stessa risoluzione prevede: è la garanzia più importante affinché questo lavoro possa mantenere un alto profilo e non essere piegato alla campagna elettorale ormai imminente». Questa l'opinione di Chiara Cremonesi (Campo Progressista - Insieme per la Lombardia), che si è astenuta.

Autonomia, le posizioni dei consiglieri contrari

«Abbiamo perso una grande occasione, non traducendo quel vento autonomista che da tempo aleggia e di cui la Lombardia doveva farsi interprete privilegiata»: così Maria Teresa Baldini (Fuxia People): «Questa risoluzione va ancor più ad affossare una dinamica che dovrebbe significare rilancio e sviluppo. Prima di parlare di ricerca scientifica, di riconoscimento di titoli esteri professionali a livello regionale, va sottolineata la responsabilità nei confronti della collettività di oggi e di domani e di una classe professionale che sarà completamente svalutata, se priva della preparazione che oggi viene garantita e uniformata a livello Statale e questo significa aprire le porte alla rovina della professionalità».

«Con questa risoluzione si celebra davvero il funerale dell'autonomia», afferma il consigliere bresciano del Pd Corrado Tomasi: «La mozione con cui è stata condotta la campagna per il referendum è ben altra cosa e non trova la sua traduzione in questa risoluzione, che tradisce in pieno lo spirito dell'autonomia e, soprattutto, lo spirito dei cittadini lombardi, gettando al vento quella che è stata l'evoluzione del nostro territorio e delle nostre coscienze negli ultimi 40 anni».

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