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L'agenzia anticorruzione voluta da Maroni è realtà: approvata l'istituzione dell'Arac

Il governatore acquisisce alcuni suggerimenti di Cantone (Anac), ma per le opposizioni non basta: "Manovra mediatica, non garantita autonomia"

L'Agenzia anticorruzione regionale (Arac) è realtà: la maggioranza di centrodestra ha votato compattamente a favore della legge che la istituisce, dopo i rilievi della settimana scorsa da parte dell'agenzia nazionale presieduta da Raffaele Cantone. Si è fatto in modo che le due agenzie non confliggessero e, soprattutto, che quella regionale non invadesse compiti che la legge nazionale attribuisce allo Stato, anche se le opposizioni sono rimaste comunque sul piede di guerra.

«Arac non è un'operazione mediatica. Ho chiesto apposta il parere preventivo dell'Anac per capire quale fosse l'opinione di chi per legge ha il compito di contrastare la corruzione», ha commentato Roberto Maroni, presidente della Lombardia, in aula. Sono stati formulati tre emendamenti per accogliere le osservazioni di Cantone. Con il primo emendamento si prevede che l'agenzia regionale si occupi di garantire l'adozione delle misure anticorruzione volute dall'agenzia nazionale. «Quindi Arac è un braccio operativo di Anac, rafforzandone l'azione», ha spiegato Maroni.

Con il secondo emendamento, si coinvolge la corte dei conti. In questo modo, Arac opererà in accordo e con un'azione comune da un lato con i magistrati contabili e dall'altro con l'agenzia nazionale. Con un terzo emendamento si stabilisce infine che Arac sia un'operazione sperimentale per tre anni, al termine dei quali la regione e l'agenzia nazionale valuteranno i risultati e apporranno eventuali correttivi.

«Non vogliamo che l'agenzia sia un organo di consulenza, questo sarebbe inutile», ha argomentato Maroni: «Noi abbiamo l'ambizione di creare una struttura regionale che aiuto Anac a fare meglio quello che fa».

Diverso il parere delle opposizioni. Per Roberto Bruni, capogruppo del Patto Civico, si tratta di una «operazione tutta mediatica e diversiva, che elude il problema vero posto dagli arresti di Mantovani e Rizzi», riferendosi all'ex vice presidente della giunta, Mario Mantovani (Forza Italia), e all'ex presidente della commissione sanità, il consigliere regionale Fabio Rizzi (Lega Nord). Per Bruni, il vero problema è «la selezione dela classe dirigente del centrodestra lombardo e del personale politico di cui Maroni si circonda». Secondo Bruni, inoltre, non è garantita l'autonomia dell'agenzia regionale perché «Arac non ha un bilancio proprio, ogni spesa deve essere autorizzata dalla giunta».

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