Bandi per le case popolari: «Lotteria vergognosa sulla pelle di chi ha bisogno di alloggio»

La denuncia di Carmela Rozza (Pd): «Con i bandi bisogna ripresentare le domande, ogni graduatoria viene cestinata e si perde la fotografia generale del bisogno di casa»

Case popolari a Milano

Case popolari assegnate con bandi "ad hoc" che si ripetono anche più volte all'anno, anche per assegnare pochi o addirittura un solo alloggio, con aggravio inutile di burocrazia, costi per le famiglie, tecnici per aiutare a compilare le domande online. E ogni volta che si apre un nuovo bando, le vecchie graduatorie vengono annullate. Ma nessuno comunica ufficialmente alle famiglie che attendono una casa popolare che la graduatoria in cui pensavano di essere inserite è "cestinata" e bisogna presentare una nuova domanda. E', secondo l'esponente del Pd Carmela Rozza, ciò che accade con le nuove normative regionali in Lombardia su un tema così delicato come il tetto sotto cui dormire.

E di più: la Regione Lombardia, cancellando tutte le graduatorie pregresse ogni volta che si apre un bando di assegnazione alloggi, di fatto "rinuncia" ad avere la fotografia globale del bisogno di casa. Una fotografia che, finora, era fornita dal numero di nuclei familiari inseriti nelle varie graduatorie: 54.662 nel 2018 (a fronte di appena 2.286 alloggi assegnati). «Se la riforma del 2016, con i successivi regolamenti, aveva l'obiettivo di semplificare e velocizzare le assegnazioni garantendo la casa a chi ne ha bisogno, per noi quella riforma è fallita», commenta Rozza mostrando i dati dei bandi aperti e le "storture" delle graduatorie.

E sono 22 i bandi in scadenza (tra il 31 ottobre e il 16 dicembre), spalmati in nove province, per un totale di 813 alloggi a disposizione. Più o meno la metà di questi si trova nella città di Milano (457 alloggi), con scadenza il 2 dicembre e già oltre 3 mila domande presentate (a fronte di 25.192 domande presentate nel bando del 2018 e di fatto cestinate). Particolare il caso di Cinisello Balsamo, il primo comune lombardo ad avere sperimentato il nuovo regolamento. A luglio 2019 è scaduto un primo bando con 140 domande e 9 alloggi assegnati; in quel caso si erano "gettate nel cestino" 886 domande dell'anno precedente; ed ora, con scadenza 18 novembre, è aperto un ulteriore bando (il secondo dell'anno) per assegnare 18 alloggi. I 131 nuclei che a luglio avevano presentato domanda ma non erano risultati assegnatari, per partecipare hanno dovuto ripresentare la domanda. E ogni volta sono 16 euro di costi oltre alla burocrazia, alle carte, alla difficoltà telematica per i soggetti meno "tecnologici". «Non sarebbe stato meglio unire i due bandi e farne uno solo per 27 alloggi?», si chiede Rozza.

Quota per gli indigenti, ma...

Il caso di Cinisello è emblematico anche per un altro aspetto, quello della quota di alloggi da riservare agli indigenti, coloro che hanno un Isee inferiore a 3 mila euro all'anno: per la legge, questa quota deve essere il 20% del totale. Ma il Comune di Cinisello, per il secondo bando del 2019 (quello dei 18 alloggi), ha stabilito che nessuno vada a questa categoria particolarmente sfortunata, perché è già stata usata nel bando di luglio (quello dei 9 alloggi). Il 20% su quale base si calcola? Annuale? Bando per bando? La legge non è chiara, ma è evidente che il 20% di 9 non può essere anche il 20% di 27.

La situazione degli indigenti è delicata anche per un altro aspetto. Secondo il regolamento in vigore, coloro che ritengono di appartenere a questa categoria devono prima presentare richiesta di assistenza ai servizi sociali che, in seguito, dichiareranno che il nucleo ha diritto alla casa popolare "in quota indigenti". In questi mesi, però, molti indigenti di fatto non hanno potuto partecipare ai bandi nella quota loro riservata perché i servizi sociali comunali non sono nemmeno riusciti a fissare gli appuntamenti. «Abbiamo segnalato questo inconveniente e la maggioranza interverrà con la seconda legge di semplificazione», spiega Rozza.

«Ma se da una parte il colloquio con i servizi sociali non sarà più un pre-requisito per partecipare come indigenti ai bandi per le case popolari, dall'altra parte ora si dirà che i servizi sociali potranno farsi carico solo degli indigenti a cui la casa è stata assegnata». Quindi, il nucleo indigente a cui la casa non viene assegnata è "mazziato" due volte: perché sarà costretto, per dormire sotto un tetto, a pagare un affitto a un privato, a prezzi di mercato, e perché i servizi sociali non potranno prendersi carico di quel nucleo. «Il messaggio è: ti assisto solo se hai vinto la lotteria», commenta Rozza.

«Lotteria vergognosa»

Le graduatorie, insomma, diventano meno trasparenti (soprattutto laddove il bando comprende più di un Comune), e si perde la "fotografia" del reale bisogno di casa in tutta la regione. «E' una lotteria vergognosa a discapito di chi ha bisogno, mentre non si affronta il punto fondamentale, cioè che non ci sono abbastanza case popolari da assegnare. E per di più non si avvisano le famiglie che la graduatoria in cui erano inserite viene cestinata all'apertura del nuovo bando», aggiunge Rozza. E c'è di più: elaborare il bando, ricevere le domande, costruire la graduatoria, fornire un tutor per assistere chi non sa presentare le domande online, significa spendere soldi pubblici. E accade che ciò sia fatto per poi assegnare uno o pochissimi alloggi.

Tra i bandi aperti in Lombardia in questo momento, ad esempio, ce n'è uno che riguarda Arconate (Milano) per una unità abitativa, in scadenza l'8 novembre; lo stesso in provincia di Varese per un bando che comprende 11 Comuni tra cui Induno Olona e Porto Ceresio (scadenza 6 dicembre). Una unità abitativa anche per Siziano (Pavia, scadenza 25 novembre), due unità abitative per Saronno e Caronno Pertusella (Varese, scadenza 14 novembre). E via dicendo.

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