Politica

Moschee, Majorino ai partiti: "Non dite solo di no, fate proposte"

L'assessore al welfare invita tutte le forze politiche che si oppongono alle moschee ad avanzare proposte e idee concrete. "Il problema dell'effettiva garanzia del diritto di culto va risolto"

Pierfrancesco Majorino

La presentazione delle graduatorie per i tre nuovi luoghi di culto (di cui due moschee) a Milano ha scatenato nuovamente la polemica su questo argomento. Con il centrodestra (Lega, Fdi ma anche Forza Italia) sulle barricate, invocando "tranquillità e sicurezza" (Luca Lepore della Lega) o ricordando che "anche la Tunisia vuole chiudere le moschee" (Mariastella Gelmini, Forza Italia), omettendo però il dettaglio che il governo tunisino vuole chiudere soltanto quelle in cui è certificata la presenza di imam che inneggiano a guerre di religione.

Altro argomento "forte" contro le moschee a Milano è la considerazione che "nei Paesi musulmani non vengono costruite chiese cristiane", cosa non vera perché in quasi tutto il mondo arabo le chiese cristiane ci sono. Basterebbe perfino Wikipedia per saperlo. Senza contare che, invece, praticamente tutte le grandi città europee hanno luoghi di culto autorizzati per musulmani. A tal proposito è molto diffusa la 'bufala' secondo cui il presidente russo Vladimir Putin avrebbe affermato di non permettere moschee in Russia. Anche qui, basterebbe Wikipedia a smentire una bufala invece molto diffusa.

Le due novità riguardo al bando sulle moschee a Milano (il passaggio in consiglio comunale e soprattutto la preventiva istruttoria sulle associazioni vincitrici da parte della prefettura) non bastano comunque a placare gli animi. L'asssessore al welfare Pierfrancesco Majorino è intervenuto ricordando che il problema delle "effettive garanzie" per il diritto di culto "riguarda non solo ma anche la religione musulmana". 

Majorino ha chiesto alle forze politiche "che si concentrino sulle soluzioni concrete da avanzare" e non "sulla volontà di alimentare tensioni e conflitti". Insomma, che facciano proposte, anche diverse da quelle del comune, ma non si limitino a dire di no, perché ciò significherebbe ignorare una esigenza che, invece, esiste. Anche perché molti ritengono che gli spazi autorizzati e in un certo senso "ufficiali" siano ben più facilmente "controllabili", dal punto di vista della sicurezza, rispetto agli scantinati sconosciuti.

Un altro problema riguarda le divisioni all'interno del mondo musulmano milanese. Il bando ha praticamente tagliato fuori il centro islamico di viale Jenner, storico e con non pochi problemi logistici nella sede attuale, tanto che al venerdì i fedeli pregano proprio nell'area ex Palasharp dopo anni sui marciapiedi di viale Jenner. Così il centro di via Padova 144 ha perso su via Esterle, anche se a vincere è stata un'associazione che attualmente ha un contenzioso in corso con Palazzo Marino per un luogo di preghiera abusivo. "Se il mondo musulmano milanese vorrà ricomporre i conflitti al proprio interno, le soluzioni potranno essere ancora più forti", ha affermato Majorino.

Anche dall'interno della maggioranza, però, arrivano le 'stoccate'. Come quella di Roberto Biscardini del partito socialista, secondo cui la questione delle moschee era nata inizialmente per risolvere una volta per tutte il problema della preghiera in viale Jenner. Ma, ora che quella associazione ha perso l'assegnazione dell'ex Palasharp, "occorre trovare una soluzione per viale Jenner, altrimenti rischiamo di ritrovarci i problemi di dieci anni fa quando pregavano sui marciapiedi".

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