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Martedì, 16 Aprile 2024

Se la sindaca dà la colpa alla guerra per l'aumento delle bollette energetiche

A Bareggio, per la sindaca Colombo, "gli effetti della guerra" producono un amento di bollette per il comune di 600mila euro. Ma gli aumenti delle materie prime si erano verificati nel corso del 2021 per altri motivi, come chiariva l'autorità regolatoria Arera

Aumentano le bollette energetiche, servono 600mila euro in più e la sindaca dà la colpa alla guerra. Siamo a Bareggio, città metropolitana di Milano, roccaforte leghista. La prima cittadina Linda Colombo fa sapere che l'amministrazione ha dovuto effettuare una variazione di bilancio. Servono 619.400 euro in più, rispetto a quanto pianificato a novembre, "per incrementi tariffari delle utenze delle strutture comunali". Il tutto viene riassunto in un titolo piuttosto chiaro per quanto riguarda il pensiero di Colombo e dell'amministrazione comunale di Bareggio: "Gli effetti della guerra producono oltre 600mila euro di maggiori spese".

Ma la guerra c'entra davvero? In realtà quasi per niente. A settembre 2021 il prezzo spot del gas era già passato da 21 a 60 euro per megawatt-ora. Gli italiani ricordano perfettamente che il caro bollette era iniziato tra dicembre e gennaio, non certo dopo lo scoppio della guerra. Che, per inciso, nel testo del comunicato, la sindaca Colombo definisce "conflitto tra Russia e Ucraina", come se le responsabilità fossero equamente distribuite.

Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), in un comunicato del 30 dicembre 2021, metteva in luce con chiarezza la situazione e le sue cause. Il comunicato è posteriore alla previsione di bilancio del comune di Bareggio, avvenuta a novembre, quando il trend di aumenti delle materie prime era già iniziato ma non si era ancora riflettuto sulle bollette.

Aumenti già nel corso del 2021

Riguardo ai motivi degli aumenti, Arera parlava di "trend di forte crescita" delle materie prime energetiche, ma anche del prezzo dell'anidride carbonica (le cui quote vengono 'scambiate' in un mercato europeo da cui gli stati possono attingere risorse). In particolare, il prezzo spot del gas naturale, a gennaio 2021, costava in media 21 euro per megawatt-ora, a dicembre 120 euro. Anche il prezzo dell'anidride carbonica era salito da 33 a 79 euro a tonnellata. Nello stesso periodo, sottolineava Arera, il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso era aumentato da 61 a 288 euro per megawatt-ora: +400 per cento.

Inverno rigido e gas anche per il termoelettrico

Arera evidenziava le "temperature inferiori alle medie stagionali nell'ultimo trimestre del 2021", che avevano fatto crescere la domanda di gas naturale per il riscaldamento. Ma, in alcuni paesi europei, cresceva anche la domanda di gas per uso termoelettrico (cioè per produrre energia con le centrali termoelettriche), sia perché si stava producendo meno energia eolica sia per compensare una "minore disponibilità di capacità nucleare". La crescita di domanda, se non c'è anche una eguale crescita di offerta, provoca l'aumento del prezzo. E per di più, sempre stando ad Arera, gli stoccaggi europei in quel periodo erano piuttosto bassi, la metà della capacità complessiva di riserva.

"Fame" di gas in Europa 

In sintesi: a fine 2021 in Europa non c'era abbastanza gas naturale rispetto a quello richiesto nel mercato domestico e per la produzine di energia elettrica. Di conseguenza il prezzo del gas era salito. Arera 'assegna' alle "tensioni geopolitiche intorno all'Ucraina" (all'epoca non era ancora scoppiata la guerra) un ruolo secondario: "accrescono le incertezze nei mercati", incertezze però fondate su ben altro. E per di più, riguardo alla previsione del primo trimestre 2022 (il comunicato di Arera è, lo ricordiamo, del 30 dicembre 2021), l'autorità sottolineava che si sarebbero aggiunti "i rischi di minori importazioni di elettricità dalla Francia, a causa del fermo di alcuni reattori nucleari annunciato dalla società Edf", la principale azienda di produzione di elettricità d'Oltralpe.

Insomma: certamente la stabilità geopolitica non fa bene ai costi delle materie prime e, quindi, alle bollette energetiche. Altrettanto certamente, però, gli aumenti a cui facciamo fronte già da qualche mese (come cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche) hanno origini ben più complesse. Attribuire alla guerra la responsabilità dell'aumento di bollette appare azzardato e, in più, potrebbe generare nel lettore distratto un'istintiva repulsione nei confronti della parte aggredita ("che si arrendessero, così le bollette tornano come prima"), reazione sicuramente non desiderata dalla sindaca di Bareggio che, anzi, in questi mesi si è distinta per iniziative di solidarietà nei confronti dei rifugiati ucraini e nella raccolta fondi per la vittima principale di questa guerra: l'Ucraina, appunto. Non le bollette.

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