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Intercettazioni, emergono i "costi di famiglia". E Bossi si dimette

Il senatùr rassegna le dimissioni dopo il Consiglio federale. Nelle intercettazioni "la paura di essere scoperti" e il "movimenti" a favore del figlio

Bossi lascia la sede della Lega, dopo un pomeriggio di tensioni

Umberto Bossi non è più formalmente il leader della Lega Nord. Il numero uno del Carroccio, infatti, dopo lo scandalo dei rimborsi elettorali che avrebbe travolto il partito, si è dimesso alla fine del Consiglio federale. Diversi sostenitori si sono presentati spontaneamente in via Bellerio, e hanno più volte incitato il capo carismatico di Pontida. 

Fino al congresso "di autunno" la Lega sarà affidata a un "triumvirato" composto da Roberto Maroni, indicato da settimane come l'uomo che ha dato il via alla battaglia contro il cosiddetto "Cerchio magico", da Roberto Calderoli e dalla veneta Manuela Dal Lago. Ma è stato Roberto Maroni a raccontare il momento di commozione e l'abbraccio finale con Umberto. "C'é stata grande commozione - ha spiegato con la voce tremante - quando Umberto ci ha detto che la sua decisione era irrevocabile. Gli abbiamo chiesto di non farlo ma ha tenuto il punto. Io gli ho detto che se in ottobre si presenterà candidato segretario lo sostengo". 

Le dimissioni sono arrivate dopo una giornata scandita dal ritmo delle trascrizioni delle intercettazioni sull'inchiesta che ha coinvolto il tesoriere del Carroccio, Franceso Belsito, indagato per appropriazione indebita e truffa allo Stato per i rimborsi elettoriali. Intercettazioni, queste, che avrebbero mostrato l'esistenza di un sistema "familiare" leghista, con soldi presi dai rimborsi elettorali per i "costi di famiglia", in particolare per i membri del "cerchio magico" bossiano. 

"Renzo Bossi e la sua fidanzata, Silvia Baldo, (...) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico".

E' quanto annotano gli investigatori in un atto dell'inchiesta sull'ex tesoriere. I timori dei controlli - la sede della Lega Nord di Milano di via Bellerio è sotto inchiesta per irregolarità nei rimborsi elettoriali - che hanno indotto Renzo Bossi, figlio di Umberto, a portare via i faldoni della casa, probabilmente relativi a lavori di ristrutturazione, emergono da una telefonata del 12 febbraio scorso tra Francesco Belsito e la dirigente amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada. Lo stesso Bossi, tuttavia, ha ribadito all'Ansa di aver portato via, in realtà, "faldoni sul mio conto corrente personale". 

In un altro brogliaccio, poi, viene detto che "il figlio di Bossi" ha "frequentazioni peggio di Cosentino".

Particolarmente interessanti, inoltre, altre pagine di intercettazioni. In una viene più volte fatto il nome di Castelli. L'ex ministro della Giustizia che si renderebbe "pericoloso" a causa del voler controllare i costi. 

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