Coronavirus, caccia vietata dal Dpcm: gli assessori di Lombardia e Piemonte scrivono a Roma

Massiccia mobilitazione per difendere la pratica della caccia, che il Dpcm al momento non paragona all'attività sportiva

Foto di Elle Hughes da Pexels

Ancora polemiche sul divieto di caccia in seguito al Dpcm del 3 novembre che limita fortemente le attività, soprattutto nella "zona rossa". Piemonte e Lombardia ora chiedono al Governo di ripensarci e consentirne lo svolgimento. E' il senso di una letttera firmata dagli assessri con delega alla caccia, rispettivamente Marco Protopapa e Fabio Rolfi, entrambi della Lega.

Il punto del contendere è l'attività sportiva: il Dpcm la conseente, all'aperto e in forma individuale. Ma il Governo ha fornito poi una interpretazione secondo cui la caccia come attività sportiva può consistere solo nel tiro a volo, stando all'elenco di discipline sportive ufficiale del Coni.

Una interpretazione che non viene digerita, però, dai politici lombardi e piemontesi. E, naturalmente, dai cacciatori di queste due Regioni, che elettoralmente costituiscono un forte sostegno al partito del Carroccio in determinate province. Secondo Rolfi e Protopapa, poi, «l'attività venatoria è utile anche a livello ambientale visto che consente di contenere la proliferazione della fauna selvatica che tanti danni sta generando sia all'agricoltura che alle persone». Sostengono, i due esponenti leghisti, che «il blocco di tutta l'attività venatoria avrà ripercussioni serie nei prossimi anni sul contenimento delle specie invasive, la difesa dell'agricoltura e la sicurezza delle persone».

Caccia come "situazione di necessità"

Intanto Barbara Mazzali, consigliera di Fratelli d'Italia in Regione Lombardia, spesso in prima linea quando si parla di caccia, ha presentato una interrogazione con risposta scrittta per chiedere se «Regione Lombardia non ritenga opportuno con propria ordinanza attestare che l’attività venatoria di selezione in zona Alpi sia situazione di necessità». Non più attività sportiva individuale, quindi, perché (in parte) programmata attraverso "piani di prelievo" e quindi «di pubblico interesse».

La stessa Mazzali, nei giorni scorsi, era intervenuta per chiedere invece che la caccia venisse assimilata all'attività sportiva. «Possiamo correre, andare per boschi, praticare attività sportiva, da oggi andare anche a pescare  ma non possiamo andare a caccia», aveva commentato: «Se vogliono fermare l’attività venatoria perché serve all’emergenza sanitaria, noi possiamo anche capirlo e metterci al servizio della comunità, come sappiamo benissimo fare. Ma ci devono spiegare perché un uomo (sic, n.d.r.) non può andare a caccia all’interno del suo Comune ma può fare una corsa nello stesso percorso. Perché un uomo (sic, n.d.r.) non può andare da caccia in completa solitudine, senza incontrare anima viva, ma può fare una passeggiata con un amico mantenendo la distanza».

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