Lombardia, caos caccia: va avanti il giubbotto colorato per le guardie. Gli ambientalisti: «Daremo battaglia»

Alcune modifiche dell'ultimo minuto scontentano tutti: sia gli ambientalisti sia i consiglieri regionali più filocaccia, come Barbara Mazzali di Fratelli d'Italia

Scontro sulla caccia in consiglio regionale in Lombardia, nell'ambito della Legge sulla semplificazione la cui discussione proseguirà e la cui votazione è stata di conseguenza rinviata. La maggioranza di centrodestra ha boccato ben cinque "pregiudiziali" di costituzionalità presentate dal Movimento 5 Stelle. Si tratta di contestazioni del progetto di legge sulla base di probabili violazioni della Costituzione italiana. Tra i provvedimenti che molto probabilmente verranno approvati, e che invece i consiglieri 5 Stelle ritenevano incostituzionali, l'estensione del calendario venatorio all'interno di un progetto di legge, l'uso dei visori notturni nella caccia, l'imposizione alle guardie venatorie di indossare un giubbino con colori ad alta visibilità.

«E' vergognoso derogare alla legge nazionale per favorire il bracconaggio, che è un reato penale», ha tuonato il consigliere 5 Stelle Simone Verni: «E' avvilente che, in un momento come questo (l'emergenza Coronavirus, n.d.r.), si costringa il consiglio regionale a perdere tempo su scelte che vanno contro la Costituzione e le norme europee. Ogni tentativo di ampliare le possibilità per i bracconieri di prelevare fauna selvatica è aberrante. Non siamo pro o contro la caccia, ma contro il bracconaggio».

L'uso dei visori notturni per la caccia, in particolare, è esplicitamente vietato dalle norme nazionali, tanto che la Corte di Cassazione si è già pronunciata contro, ma la Lombardia è pronta a consentirne l'uso per la caccia ai cinghiali. «Non è questa la soluzione alle problematicità create dall’aumento della popolazione di questi ungulati , ma a fronte della drastica riduzione degli agenti di polizia provinciale si assisterà, con la caccia consentita tutto l’anno e anche di notte, ad un incremento esponenziale del bracconaggio in tutta la Regione», il commento di numerose associazioni tra cui Wwf, Legambiente, Lac, Lav, Enpa e altre.

Le maggiori polemiche, nei giorni scorsi, erano state però dedicate all'obbligo di un giubbotto ad alta visibilità per le guardie venatorie volontarie: persone che dedicano il tempo libero a sorvegliare parchi e aree verdi, proprio per prevenire il bracconaggio e tutelare il territorio. L'obbligo del giubbotto ad alta visibilità è stato spacciato dai consiglieri regionali di maggioranza come una norma a loro tutela, ma le associazioni ambientaliste contestano duramente questo assunto e spiegano che, in tal modo, le guardie potranno essere più facilmente avvistate dai bracconieri. Le associazioni sottolineano che, solo nel 2019, ci sono stati dieci morti e quarantuno feriti tra cacciatori, durante le attività di caccia: «Se il giubbino ad alta visibilità era necessario, lo era per i cacciatori tutti, non certo per i guardiacaccia».

La guardia che dimentica il giubbino starà "ferma" un anno

Nel testo è stato introdotto l'obbligo del giubbotto ad alta visibilità anche per i cacciatori di ungulati (come già previsto dai regolamenti provinciali) e, novità, per i cacciatori di fauna stanziale, ma non per i cacciatori di fauna migratoria. Una distinzione, questa, introdotta dal consigliere di Forza Italia Ruggero Invernizzi, che ha avuto il "pregio" di scontentare tutti: ambientalisti e cacciatori. Commentano infatti le associazioni ambientaliste che è una «distinzione impossibile da fare a meno che uno abbia già ucciso, ad esempio, un fagiano». Ma alla modifica ha votato contro anche Barbara Mazzali, consigliera di Fratelli d'Italia, tra gli esponenti più esplicitamente a favore della caccia. «Fare queste differenze non ha alcun senso, è un provvedimento privo di logica che crea caos», ha commentato. 

E se il cacciatore che dimentica il giubbotto ad alta visibilità incorre (riferiscono le associazioni) in una sanzione di trenta euro, andrà molto peggio se a dimenticarselo sarà un guardiacaccia: in questo caso, andrà incontro alla sospensione dell'autorizzazione per un anno. Anche questo aspetto è stato criticato sia dagli ambientalisti sia dalla Mazzali, che ha votato contro questo emendamento.

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Gli ambientalisti hanno promesso, per il 26 maggio, giorno in cui la legge sarà presumibilmente approvata, un presidio davanti al Pirellone, nel rispetto delle prescrizioni per il Covid, ed anche ulteriori passi legali per chiedere all'Unione Europea e al Governo l'annullamento dei provvedimenti.

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