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Martedì, 6 Dicembre 2022
Politica

Festival canapa, anche Sala contro il manifesto "io non sono una droga"

Il sindaco ha spiegato di avere segnalato all'Agcom il manifesto e ne chiede la rimozione. La replica: "La pianta è legale"

Ancora polemiche per il manifesto che pubblicizza il festival sulla canapa, l'Hemp Fest dal 3 al 5 maggio in via Mecenate. Sotto accusa lo slogan "io non sono una droga", stigmatizzato sabato mattina dal sindaco di Milano Beppe Sala dopo avere provocato l'ira della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che aveva parlato di «messaggio devastante» chiedendo di sospendere la kermesse.

E sabato mattina, a margine dell'appuntamento "colazione col sindaco" nel quartiere Stadera, Sala ha definito il manifesto «sbagliato, odioso e pericoloso perché un ragazzo giovane non distingue, vede una foglia di canapa, e può arrivare a pensare che la marijuana sia legale». Pur precisando che «al festival si parla di canapa industriale, e questa è la realtà», dunque, anche il primo cittadino si è schierato contro quello slogan.

io non sono droga canapa hemp fest-2

La segnalazione all'Agcom

Sala ha anche aggiunto di avere segnalato il manifesto all'Agcom, che non ha ancora risposto, per cui ha incaricato il vice sindaco Anna Scavuzzo di aprire un dialogo con gli organizzatori per rimuovere il manifesto, uno dei tanti che in questi giorni a Milano stanno pubblicizzando l'Hemp Fest. Gli altri evidenziano che la cannabis può essere impiegata nella cosmetica, nella bioplastica, nell'edilizia, come combustibile e in campo terapeutico. 

Tanti usi oggi ancora poco noti, pur se l'Italia fu un tempo il secondo produttore mondiale di canapa, prima che le fibre sintetiche e la criminalizzazione del derivato psicotropo marginalizzassero questa coltivazione. Prima di Sala, un'altra esponente del centrosinistra milanese ha criticato il manifesto. Si tratta di Alice Arienta, consigliera comunale del Pd, che ha parlato di pubblicità ingannevole: «Fa leva solo sull'aspetto naturale e innocuo delle foglie quando sappiamo che non è così. Al momento la marijuana è ancora considerata una droga. I cittadini hanno diritto ad essere informati sempre, sopratutto quando la pubblicità riguarda tematiche così delicate di salute pubblica».

Immediata reazione alle parole di Sala da parte di Riccardo De Corato, esponente milanese di Fratelli d'Italia e assessore regionale alla sicurezza: «Il sindaco di una grande città - dichiara - si accorge solo ora dei manifesti, di cui parliamo da oltre un mese? Il sindaco di una grande città non sa che avrebbe potuto agire molto prima, volendo anche in via preventiva sulle affissioni? Noi chiediamo formalmente che Sala faccia togliere striscioni e cartelli prima che l'Agcom si pronunci, dal momento che il sindaco lo può fare».

Gli organizzatori: «La pianta è legale»

Gli organizzatori ovviamente non ci stanno. «Come noto, la canapa/cannabis sativa - ossia anche la canapa proveniente da varietà certificate e con valori di Thc inferiori ai limiti di legge - per definizione normativa, non è una droga, bensì un prodotto agricolo chiaramente escluso dal novero delle sostanze stupefacenti», replicano su Facebook aggiungendo che le critiche provenienti dal mondo politico («confondendo una pianta industriale con uno stupefacente») «stanno cagionando notevoli danni al nostro Paese, alla nostra quotidianità e all'intera filiera produttiva della canapa nella nostra economia, dal momento che generano incertezza e disinformazione, le quali, a loro volta, servono solamente a scoraggiare la voglia di conoscere gli utilizzi e le potenzialità di questa pianta, e gli investimenti in un settore che ha dimostrato di avere un enorme potenziale, suscitando un notevole interesse nel mondo economico ed imprenditoriale».

«Tutt'altro che un messaggio "devastante", questa è la semplice realtà, suffragata dalla legge e confermata dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Viene accostata la foglia di canapa alla "droga" non sapendo che quella parte del vegetale è riconducibile a una pianta totalmente legale a livello legislativo». Secondo gli organizzatori, «questi pregiudizi impediscono al nostro Paese di sviluppare quella stessa filiera produttiva agro-industriale incentivata e promossa dalla legge n. 242/2016 che in pochi anni ha già dimostrato di avere i numeri e le potenzialità per competere nel mercato globale».

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