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Suicidio assistito, per ora negata archiviazione a Marco Cappato per il caso di dj Fabo

La decisione del gip Luigi Gargiulo: sostanzialmente si rinvia ad una udienza tra le parti fissata a luglio

Marco Cappato dai carabinieri (Foto Lipparini)

Per ora non è stata accolta l'archiviazione per Marco Cappato, l'esponente radicale e dell'Associazione Luca Coscioni indagato dalla procura di Milano per aiuto al suicidio sul caso di Fabiano Antoniani, "dj Fabo", che Cappato accompagnò a febbraio 2017 in una clinica svizzera.

Il gip Luigi Gargiulo ha deciso infatti di fissare una udienza per il 6 luglio, al termine della quale deciderà definitivamente se accogliere la richiesta di archiviazione (avanzata dal pm Tiziana Siciliano) o ordinare il rinvio a giudizio. Rimandata, quindi, la decisione se tenere il processo o no.

Dopo la morte di Fabo, al rientro dalla Svizzera Cappato si recò presso i carabinieri della Compagnia di Milano Duomo per auotdenunciarsi. In seguito venne indagato e sentito dal pm Siciliano, che poi chiese l'archiviazione sulla base di una interpretazione della gerarchia delle fonti: se il codice penale effettivamente richiama il diritto alla vita, questo - per il pm - non è sempre indisponibile, ed in particolare va commisurato con il rispetto della dignità umana, ad esempio nel caso di un malato che valuta eccessive le sofferenze a cui è costretto.

Il reato di aiuto al suicidio prevede una pena dai cinque ai dodici anni. Nella giornata del 10 maggio, davanti al Tribunale di Milano in corso di Porta Vittoria, ignoti hanno esposto un anonimo striscione che recitava «suicidio assistito = omicidio. Cappato in galera». Ironica la sua risposta sui social network: «Ci troverei persone che preferisco a loro».

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