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Blitz di CasaPound, a Palazzo Marino potrebbero arrivare i tornelli

Si discute di come aumentare la sicurezza e la "protezione" del palazzo del consiglio comunale

La polizia locale interviene a Palazzo Marino contro CasaPound

E' stata unanime la condanna del mondo politico milanese per il blitz di CasaPound di giovedì 29 giugno, quando alcuni militanti del movimento di estrema destra si sono presentati a Palazzo Marino, in occasione del consiglio comunale, e hanno interrotto i lavori al grido di "dimissioni" all'indirizzo del sindaco Giuseppe Sala per le inchieste su Expo 2015. 

Il caso ha voluto che, proprio giovedì, fosse presente anche una delegazione del movimento "Nessuno è illegale", che aveva appuntamento con alcuni consiglieri comunali. Nonostante i tentativi delle forze dell'ordine di evitare il contatto, si sono registrati tafferugli tra le due parti, con alcuni feriti.

Ipotesi tornelli e metal detector

E ora si è aperto il tema della sicurezza a Palazzo Marino. Se ne parlerà tra sindaco, prefetto, questore e assessore alla polizia locale, ma è assai probabile che verrà elevato il livello di protezione. Attualmente chiunque voglia assistere alle sedute di consiglio o di commissione deve rilasciare in portineria il suo documento di identità per accedere alla parte dell'aula riservata al pubblico oppure il tesserino dell'ordine dei giornalisti per accedere a quella riservata alla stampa.

Qualcuno ha suggerito di prendere esempio dal Pirellone, dove da anni c'è un sistema di tornelli e metal detector. Ma più probabilmente gli agenti di polizia locale all'ingresso veranno dotati di metal detector portatili. C'è anche chi suggerisce di aumentare la presenza di agenti della Digos, magari in borghese, che sono già presenti all'interno dell'aula. Non tutti sono d'accordo: i consiglieri di Sinistra X Milano notano per esempio che «non ci sono metal detector che segnalano chi è di CasaPound» e concludono che «militarizzare Palazzo Marino non serve».

Polemiche su Limonta (SXM)

E non sono mancate anche alcune polemiche politiche tra centrodestra e centrosinistra, nonostante - lo ripetiamo - l'unanime condanna del blitz di CasaPound. Ad innescare la miccia è stato Alessandro De Chirico, vice capogruppo di Forza Italia e noto, tra l'altro, per non avere affatto una fede "di destra". De Chirico ha puntato l'indice su Paolo Limonta, consigliere di Sinistra X Milano, ma soprattutto su chi lo segue su Facebook. Tutto per un post di Limonta in cui questi ha annunciato che avrebbe parlato, in aula, per condannare l'accaduto.

Secondo quanto riferito da De Chirico, alcuni commenti al post sarebbero particolarmente violenti. Uno, per esempio: «Chiamatemi che arrivo con la 36». Al vice capogruppo di Forza Italia non è sfuggito il riferimento alla Hazet 36, una chiave inglese che negli anni Settanta veniva utilizzata da Avanguardia Operaia, organizzazione trotzkista-leninista in seguito confluita in Democrazia Proletaria, tanto che i suoi militanti erano soprannominati "gli idraulici". 

«Limonta quel commento l'ha letto e gli ha messo pure il "like"», accusa De Chirico, che chiede a Sala di prendere le distanze da «questi post violenti sui social network».

Immediata la solidarietà a Limonta da parte della sua lista, Sinistra X Milano. «Siamo offesi dalle assurde parole del consigliere Alessandro De Chirico. Dovrebbe essere inutile ribadirlo, ma alla luce degli ultimi avvenimenti siamo costretti a farlo: il fascismo di cui il consigliere parla è fuori dal perimetro democratico non solo della nostra Costituzione ma anche del buon senso e della decenza», si legge in una nota ufficiale.

«I rigurgiti a cui stiamo assistendo in questi mesi, non ultimo l'increscioso blitz di CasaPound in consiglio comunale, supportati da atteggiamenti chiaramente compiacenti di alcuni esponenti politici, devono essere un monito per tutti noi. Bene ha fatto Limonta a reagire alle intimidazioni fasciste e che i vari nostalgici del tragico ventennio se ne facciano una ragione: Milano e le sue istituzioni sono e saranno sempre democratiche e antifasciste», conclude la nota.

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