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L'intervista

"La Lombardia può essere il laboratorio europeo per la transizione green"

Lo dice direttamente a MilanoToday Benedetta Scuderi, co-portavoce della Federation of young european greens e candidata per Alleanza verdi e sinistra nella circoscrizione Nord-Ovest. "Un fondo di 200 miliardi per la decarbonizzazione". L'intervista

Benedetta Scuderi ha 32 anni, è originaria di Agropoli, in provincia di Salerno. Ha studiato tra Roma, Milano e Londra fino alla laurea in giurisprudenza. Due master: uno su sostenibilità ed energie alla Bocconi di Milano e l’altro in politiche pubbliche all’University college of London. Oggi lavora come consulente per i servizi di sostenibilità aziendale e coinvolgimento delle comunità locali; è co-portavoce della Federation of young european greens, vive a Milano ed è candidata per Alleanza verdi e sinistra nella circoscrizione Nord-Ovest. Direttamente a MilanoToday ha spiegato i suoi obiettivi una volta eletta al Parlamento di Bruxelles.

Scuderi lei mette al centro del suo programma l’ambiente e una delle scommesse più green è la capacità che avrà l’Europa di riqualificare il patrimonio edilizio per ridurre le emissioni nocive fino a completa decarbonizzazione entro il 2050. Ma lei ce le vede le periferie o i palazzi storici milanesi in classe energetica "A"?
"Bisogna distinguere le due cose. Per i palazzi storici non si può andare a distruggere le facciate o portare modifiche impegnative. Lì c’è un altro ragionamento da fare. Ci sono delle modifiche da fare che non impattano sull’estetica. Anche banalmente cambiare gli infissi. Poi i palazzi storici hanno un vantaggio: per come sono strutturati, penso alle alte e spesse mura, sono già capaci di garantire un certo isolamento termico".

Poi però c’è tutto il mare di abitazioni che vanno dalla classe "D" in giù.
"Dobbiamo intervenire proprio lì, soprattutto nelle periferie, dove vivono le fasce più vulnerabili. Parliamo anche di case quasi inagibili, di edilizia popolare. In Italia si contano 50mila alloggi sfitti perché non hanno gli standard minimi per viverci. Sono interventi che andrebbero fatti comunque e però non possiamo far sopportare il costo dell’adeguamento alle persone che vivono in quelle case".

E però quello immobiliare è un mercato libero. Non c’è forse il rischio di uno squilibrio sociale fra chi può permettersi immobili green e chi, vivendo in case già vecchie, dovrà anche spendere cifre folli per rimodernare?
"Se lo rendiamo alla libertà del mercato sì. Infatti siamo davanti a una decisione da prendere. Quello che chiede l’Europa è che i governi degli stati membri facciamo un piano per diminuire le emissioni degli edifici. Il governo può scegliere: o dire che tutte le classi "F" devono essere efficientate entro il 2030 senza fare nulla, e questo aprirebbe allo scenario da lei indicato, oppure può decidere di aiutare le persone sotto un certo reddito e prendersi in carico l’intera edilizia pubblica. E quest’ultimo è il nostro piano. Quelle risorse si devono mettere e deve farlo l’Europa".

Di quanto parliamo?
"Si parla di un fondo di decarbonizzazione di edifici che potrebbe equivalere a 200 miliardi l’anno per il continente, quindi 30 miliardi all’anno per l’Italia, con contributo minimo per le fasce più abbienti (patrimonio tra i 4 e 5 milioni). Un fondo per tutta la decarbonizzazione. In quella cifra c’è una parte dedicata agli immobili.  Bisogna agire subito sull’edilizia pubblica perché non è che con il piano delle case green si va verso una condizione iniqua, c’è già una condizione iniqua che va riequilibrata".

È una specie di Superbonus europeo, con tutte le storture che abbiamo già visto con quello approvato dal governo Conte II?
"Ma no perché quella era una norma fatta male: senza pianificazione, dando incentivi a chiunque e il risultato è stato che, chi poteva pagare bravi ingegneri e avvocati, poteva accedere al superbonus e chi ne aveva più bisogno non vi ha potuto accedere".

Ma la deadline del 2050 è praticabile?
"Per noi ce ne dovrebbe volere meno. Noi chiediamo la neutralità climatica entro il 2040 ed è possibile".

Nel programma c’è la transizione industriale. Ce la spiega?
"Noi abbiamo delle industrie che stiamo chiudendo o decentralizzando o hanno un forte impatto sull’ambiente. Poi c’è un’altra parte di industria florida e con vocazione molto verde. L’idea è mappare le industrie europee, capire dove ci sono competenze già sviluppate al proprio interno che possano essere prese a modello per la transizione ecologica. Per esempio in Lombardia c’è una radicata economia circolare, tra le più sviluppate d’Europa. Non solo nell’ambito del riciclo dei rifiuti ma anche dei componenti dei pannelli solari, delle batterie. Siamo uno dei Paesi più avanzati in termini di ricerca sul riciclo delle batterie, che noi riusciamo a riciclare quasi totalmente. La Lombardia può diventare il cuore della transizione energetica europea come hub strategico di internazionalizzazione della filiera delle energie rinnovabili e stoccaggio energia".

Dunque la Lombardia come modello in tutta l’Europa per riconvertire le industrie al riciclo?
"Al riciclo e al riuso dei componenti e materiali utili per la transizione energetica".

Nei suoi programma usa molto la così detta "Schwa" e mette in prima linea le politiche di parità di genere. Ci sono però femministe storiche, penso a Barbara Alberti, che vi criticano perché, e cito, "pensate solo al linguaggio". È vero? Vi site dimenticate le vere battaglie delle donne?
"No assolutamente. Banalmente basta guardare la lotta nei consultori per tutelare il nostro diritto all’accesso all’interruzione di gravidanza. Basta guardare cosa è successo il 25 novembre scorso, quando a Roma c’è stata una delle più grandi manifestazioni di sempre per rivendicare i diritti delle donne".

Ecco ma concretamente lei, da femminista, cosa va a fare in Europa?
"Intanto inserire il diritto all’aborto nella Carta fondamentale europea. Un’altra cosa per cui lottiamo è la previsione di un reato di stupro a livello europeo, in cui per stupro si intenda qualsiasi rapporto senza consenso. E poi c’è tutto il lavoro che si deve fare in ambito occupazionale: noi chiediamo di prevedere un congedo parentale obbligatorio per entrambi i genitori e della stessa lunghezza".

Senta lei di definisce ambientalista, che fa rima con animalista. La Lombardia è anche uno dei territori ad alto tasso di allevamenti intensivi in Europa. Lei li chiuderebbe?
"Io penso che non siano un modello di sviluppo sostenibile perché fa male a noi, perché quello che ci mangiamo non è di qualità; fa male all’ambiente perché producono inquinamento di falde acquifere. Per non parlare degli sprechi".

Non le chiuderebbe domani mattina quindi?
"Da domani al 100% toglierei i sussidi pubblici agli allevamenti intensivi".

Lei mangia carne?
"No, io sono vegetariana. Sono vegana in casa e fuori, quando non riesco, sono vegetariana: non mangio né carne né pesce".

Lavoro. In Italia c'è un problema di occupazione e ha gli stipendi più bassi d'Europa. Se non siamo fanalino di cosa, ci manca poco. Cosa fare?
"Siamo fanalino di coda. Siamo gli unici a non essere riusciti a livellare l’inflazione. Serve un salario minimo a livello europeo. Lo dice anche un recente report di Unicredit, dove si legge che il salario minimo può aiutare la ripresa dei valori reali degli stipendi in Italia. E poi il discorso che facevamo prima sulla transizione che ci riporta quell’economia reale che migliora le condizioni economiche e salariali. E dobbiamo lavorare anche sul diritto alla casa perché, con salari già più bassi, le difficoltà legate al pagamento di affitti o l’acquisto di una casa diventano critiche".

In brevissimo, Confindustria Brescia ha lanciato l’allarme. 9 aziende su 10 non trovano più lavoratori. Ci sono varie criticità. Ma lei che consiglio darebbe alle imprese per invertire il trend?
"Alzate gli stipendi. Ma lo dico come giovane che si è spostata per lavoro. Se mi danno il doppio, per quanto io voglia rimanere nel mio paese, io non ci rimango. Se la proposta di stipendio non copre nemmeno l’affitto, io banalmente non ci vado".

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