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Case popolari in deroga, il comune perde il ricorso al Tar

Benelli: "Andiamo al Consiglio di Stato, convinti delle nostre ragioni". De Corato: "La giunta pensi a chi è già in graduatoria". I sindacati contro tutti

Polemica sulle case popolari in deroga

Il comune di Milano ha perso il ricorso al Tar sulle quote di assegnazione di alloggi popolari in deroga alle graduatorie e ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato, il secondo grado del giudizio amministrativo. Le assegnazioni in deroga riguardano i casi di emergenza, e secondo la legge regionale non possono superare il 25% delle assegnazioni totali in un anno. La quota però, in un periodo di crisi economica, viene raggiunta già nei primi mesi dell'anno, così Palazzo Marino aveva chiesto alla regione di aumentare tale quota fino al 50%, come del resto già avvenuto in passato. La regione, però, il 10 aprile 2015 si è opposta, così come era successo già nel luglio del 2014.

"Rispettiamo il Tar ma restiamo convinti delle nostre ragioni. Per noi i comuni devono avere più ampi margini di autonomia nell'individuare le soluzioni per rispondere all'emergenza abitativa", ha commentato Daniela Benelli, assessore comunale alla casa. Del tutto diverso il parere di Riccardo De Corato, consigliere comunale e regionale di Fratelli d'Italia, secondo cui il centrosinistra dovrebbe "pensare a tutte le persone in lista d'attesa", che sono circa 20 mila. "Per qualcuno ci sono poveri più poveri perché scelti da loro", commenta De Corato.

Le assegnazioni in deroga alla graduatoria riguardano i casi, ad esempio, dei cittadini che - per avere perso il lavoro - diventano morosi e quindi subiscono uno sfratto esecutivo. 

Durissimi i sindacati degli inquilini. Sicet-Cisl e Unione Inquilini, in una nota congiunta, attaccano il Tar ("il pronunciamento è una pessima notizia per le famiglie in emergenza abitativa") ma anche la regione e il comune di Milano. Al Pirellone, Sicet e Ui attribuiscono la responsabilità di mettere in difficoltà i comuni nel far fronte all'emergenza. "Non meno gravi - continuano le sigle sindacali - sono l'inerzia e l'incapacità dell'assessorato alla casa milanese che, con le sue scelte politicamente contraddittorie e amministrativamente confuse, è riuscito a far passare in secondo piano perfino le responsabilità regionali". 

"Questo pseudo conflitto con la regione è sempre stato il pretesto per giustificare la riduzione dell’offerta di alloggi popolari e la decisione di dichiarare improcedibili, dal mese di aprile di quest’anno, tutte le domande di emergenza presentate dalle famiglie sfrattate o in emergenza abitativa diversa", spiegano i sindacati: "Regione e comune portano insieme la responsabilità di subordinare qualsiasi interesse sociale, compreso quello gravissimo delle famiglie sfrattate o in emergenza abitativa, alla diatriba politica spicciola, finalizzata esclusivamente al diniego delle proprie responsabilità".

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