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Case popolari, Lombardi (Aler) contro la giunta di Milano

E si riaccende la (inutile) polemica che non porta risultati concreti

Degrado nel quartiere popolare di San Siro

Le occupazioni di case popolari? Causate anche dalla frase di un (ex) assessore della giunta Pisapia, per cui 'occupare non è reato'. E' una delle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera da Gian Valerio Lombardi, attuale presidente di Aler Milano e già prefetto del capoluogo lombardo. Una dichiarazione che non ha mancato di suscitare polemiche.

La frase di Lucia Castellano, all'epoca assessore della giunta milanese, era stata più articolata, e a prescindere dai giudizi ("Non fu un buon messaggio", afferma ora Lombardi), è difficile immaginare che da sola diede una sorta di 'via libera' alle occupazioni abusive. Soprattutto al racket che sta dietro di loro.

Lombardi, comunque, snocciola i dati di quand'era prefetto (2010) che, raffrontati con quelli del 2014, impongono comunque una riflessione. "In città nel 2010 ci furono 25 nuove occupazioni e 600 tentativi sventati. Oggi, al contrario, le occupazioni sventate rappresentano il 35% del totale. Da prefetto dissi che occorre bloccare le nuove occupazioni, solo così lo sgombero di quelle 'storiche' sarà efficace", ricorda Lombardi.

Aler, comune di Milano, forze dell'ordine, prefetto. Troppi, forse, i "centri di comando" coinvolti (ognuno con le sue responsabilità specifiche) in un rompicapo che, per i semplici cittadini, diventa impossibile da decifrare. I cittadini, infatti, quando si trovano a contatto diretto con chi ha un qualche potere (anche solo di ascolto), innanzitutto chiedono di chi sia la responsabilità delle occupazioni abusive, che nel 2014 sono arrivate a oltre 1.400. Ma la risposta non è mai univoca.

Una simile inefficienza, in una organizzazione d'impresa, nel mondo del lavoro, non sarebbe concepibile. Molte teste sarebbero già saltate. Nel mondo politico, invece, conta di più la polemica quotidiana del sedersi intorno ad un tavolo e superare insieme il problema. Il "civismo" dell'amministrazione della cosa pubblica non riesce - in una realtà importante come Milano - a trovare sbocco, a vantaggio delle sterili schermaglie tra le diverse fazioni.

E così, dal comune di Milano si affrettano spesso a sottolineare che Aler è governata dalla regione, cioè dal centrodestra, e non fa il suo lavoro: "Lombardi deve iniziare a far lavorare i suoi ispettori, attivare la sorveglianza, mettere i custodi", risponde Marco Granelli (assessore comunale alla sicurezza); dalla regione Lombardia ribattono che le assegnazioni - punto dolente della questione, visto che molti appartamenti restano sfitti troppo a lungo e diventano preda delle occupazioni - le fa il comune. "Spesso - aggiunge Lombardi - servono gli assistenti sociali comunali", facendo intendere che non sempre sono disponibili durante uno sgombero in flagranza, di notte. Ed è vero: servono, perché la maggior parte degli occupanti si fa trovare con donne incinte o con minori. Casi in cui la sola forza pubblica non può intervenire.

E l'idea di assegnare alloggi non ristrutturati permettendo ai futuri inquilini di farsi carico delle spese, con sconto sul canone? "Di case vuote, così, ne abbiamo mille. Ma le regole non ci permettono di fare questa operazione", chiosa Lombardi. Però il comune, sulle sue case, ha appena avviato una sperimentazione (su 50 alloggi) in questa direzione. Il comune può e l'Aler no? Perché nessuno lo spiega?

Sulla pelle di questo rimpallo eterno di responsabilità, i cittadini onesti dei quartieri popolari assistono impotenti al degrado crescente laddove ci sarebbe più - e non meno - bisogno di interventi di restyling urbano, socialità, recupero del commercio storico, presenza di polizia locale e forze dell'ordine, sorveglianza, iniziative solidali, senso di comunità. In alcuni casi, soprattutto laddove riescono ad organizzarsi in comitati, fanno "numero" e sventano, talvolta da soli, talvolta con un determinante contributo, le nuove occupazioni.

Ma il cittadino non ha bisogno di qualcuno a cui dare la colpa per una situazione degradata, bensì di qualcuno da ringraziare dopo che il degrado è stato risolto. La politica, ancora una volta, o si mette totalmente in gioco collaborando al di là delle etichette, o rischia di alimentare chi invoca eserciti e stellette per raddrizzare situazioni che potevano essere facilmente controllate. Davanti ad una emergenza, aspettare che il nemico transiti lungo il fiume è davvero imbarazzante e ci si augura che nessuno punti a questo, sulle spalle dei milanesi.

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