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Case popolari, la guerra dei numeri sull'emergenza

La consigliera regionale Iolanda Nanni (M5s) snocciola numeri "da normalità". Ma altri numeri dicono il contrario

I numeri di solito supportano le ragioni. O meglio, dovrebbero aiutare ad individuare chi ha ragione in un dibattito pubblico. La quantificazione dei fenomeni, oltre ad essere d'aiuto per comprendere i problemi, serve anche a capire se una situazione è "un problema" oppure no.

Nel recente dibattito sulle case popolari, ad esempio, due questioni si intrecciano: l'altissimo numero di appartamenti pubblici sfitti a Milano e il crescente fenomeno delle occupazioni abusive, mai come oggi in mano ai "racket" di quartiere.

Non la pensa però così Iolanda Nanni, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che ha fatto richiesta all'Aler Milano per avere alcuni numeri sulle occupazioni abusive. Secondo la Nanni, "i dati di Aler Milano rilevano una situazione non di emergenza". La consigliera giustamente rileva che il "vulnus" degli alloggi sfitti è da risolvere nel minor tempo possibile. La conclusione del Movimento 5 Stelle, in una nota ufficiale, è che "il quadro allarmistico attuale sulle occupazioni abusive rappresenta un falso bersaglio che depista l'opinione pubblica dai più cogenti e gravi problemi legati all'emergenza abitativa", ovvero al fatto che regione e Aler non riescono a fare fronte al fabbisogno crescente.

I NUMERI DEL M5S - Ecco i numeri su cui si basa l'idea che le occupazioni abusive siano un "falso bersaglio". Nel 2012, le occupazioni abusive erano 2.206. Nel 2014, sono 2.355. "Una media di 75 occupanti abusivi per anno in più". Nel 2008, le occupazioni abusive erano 3.049 e sono state in calo fino al 2012, quando appunto sono risalite (ma non c'è il dato 2013 tra quelli diffusi da Iolanda Nanni).

NUMERI ASSOLUTI, NON TENDENZIALI - I numeri di Iolanda Nanni, da soli, purtroppo non possono fotografare una tendenza, come sa chiunque abbia dato un esame di statistica in università. Fotografano semmai soltanto tante situazioni statiche, ciascuna per un anno diverso. Non viene detto quanti nel frattempo si fossero liberati, quanti siano stati sgomberati e così via.

I NUMERI DI ALER - I numeri della Nanni, insomma, sono senz'altro corretti ma non sono quelli significativi. Tanto è vero che ancora Aler (la stessa fonte!) asserisce che le occupazioni abusive "nuove" (e riuscite) sono state, nel 2014, ben 732, a cui però aggiungere quelle sventate, che comunque contribuiscono a svegliare nel cuore della notte gli anziani che poi, telefonando e scrivendo ai giornali, hanno dato avvio a una sacrosanta campagna stampa. Altro che "75 per anno in più", come asserisce la Nanni. I numeri non sono incoerenti: la media di 75 in più scaturisce (ovviamente) dalla somma algebrica tra le nuove occupazioni e i "nuovi" sgomberi. Questo non toglie che, nei quartieri popolari milanesi, nel 2014 non vi siano state 75 occupazioni ma 732 occupazioni. Contro le 25 del 2010. O le 99 del 2011 (contro 559 sgomberi in flagranza)

IL PRIMO DRAMMA: AUMENTANO ALLOGGI SFITTI - Il vero (primo) dramma è, come giustamente rileva anche Iolanda Nanni, lo spaventoso numero di alloggi popolari sfitti a Milano. E' sempre Aler a fornire le cifre. Su 89.496 alloggi totali (61,134 di Aler, 28.362 del comune e gestiti da Aler fino al 1 dicembre, poi da Mm), quelli occupati sono 79.742, di cui 75.688 regolarmente e 4.016 in modo irregolare (per la cronaca: secondo la Nanni sarebbero 2.355). La differenza è di 9.754 alloggi. Ovvero quasi 10 mila. Poco tempo fa circolava la cifra "ufficiale" di circa 8 mila alloggi sfitti. Segno che - anziché diminuire - questi aumentano.

IL SECONDO DRAMMA: IL BUCO DI ALER MILANO - L'azienda è in emergenza bilancio. Ed essendo un'azienda regionale, tocca alla regione farla funzionare bene. Purtroppo, al momento attuale, il buco resta. Si parla di 345 milioni di euro (a fine 2013), di cui 243 milioni di crediti vantati dagli inquilini morosi, 47 dei quali di perdita dovuta agli occupanti abusivi.

IL TERZO DRAMMA: PALAZZI A PEZZI - Non bisogna nemmeno dimenticare che i palazzi popolari cadono letteralmente a pezzi. L'intero patrimonio immobiliare - e non solo gli alloggi sfitti -, comprese le parti comuni, avrebbe bisogno di una "rivisitazione" in grande stile. Con quali mezzi, visto il buco dell'Aler, non sappiamo. Ma il grido di dolore di un padre che guadagna 1.200 euro al mese e vive in 20 mq con moglie, figlio piccolo e figlio nascituro, coi topi e l'umidità, non può essere inascoltato.

IL QUARTO DRAMMA: IL RITARDO CRONICO DELLA POLITICA - Dal 5 luglio 2014 i giornali locali hanno iniziato ad occuparsi della questione. La riunione in prefettura dopo la quale, per la prima volta, le istituzioni (Aler, comune, regione, forze dell'ordine) hanno pianificato qualcosa insieme, con spirito collaborativo, è d'inizio novembre. Un'altra prova - se ce n'era bisogno - che di fronte ai problemi concreti la politica spesso sa innanzitutto litigare, e solo dopo un po' di tempo proporre. Appena sono iniziati gli sgomberi programmati, a novembre, nelle piazze si sono fronteggiate forze dell'ordine e centri sociali. In tutti questi mesi si è però colpevolmente lasciata sedimentare una situazione insostenibile nei quartieri popolari milanesi, per la quale gli sgomberi sono una risposta parziale, tardiva e insufficiente, soprattutto visto che, nel frattempo, aumentano anziché diminuire gli alloggi sfitti. A nulla valgono le frasi, come quella di un consigliere comunale di centrosinistra su Facebook datata 20 novembre, secondo cui c'è stata "una spudorata campagna stampa allarmistica". Abbiamo infatti il sospetto che, se i giornali avessero taciuto una situazione oggettivamente preoccupante, il mondo politico milanese e lombardo avrebbe continuato a far finta che il problema non sussistesse. E comunque mai dimenticare che i mass-media, almeno ogni tanto, svolgono un sacrosanto ruolo di "cane da guardia" del potere (e dei suoi limiti).

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