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Case popolari, le novità: anche i privati potranno fornire alloggi

Apertura ai privati: è la principale novità della riforma varata dalla giunta regionale lombarda. Resta invariato il requisito dei 5 anni di residenza o attività lavorativa in Lombardia: la Lega aveva chiesto di innalzarlo a 10

Case popolari: la riforma

La riforma sulle case popolari è a un punto di svolta. La giunta regionale ha infatti approvato il progetto di legge proposto da Fabrizio Sala, vice presidente e assessore alla casa, che andrà a sostituire la legge attualmente in vigore, del 2005.

Non è una novità il requisito dei cinque anni di residenza o lavoro stabile («svolgimento di attività lavorativa») in Lombardia prima di presentare domanda per un alloggio popolare. Sconfitta quindi la Lega Nord, che avrebbe voluto aumentare a dieci anni questo requisito.

La novità più importante è invece la possibilità per i privati di offrire servizi abitativi insieme a comuni e Aler. I privati dovranno accreditarsi con la regione: la riforma pensa soprattutto a soggetti del terzo settore, cooperative ed imprese edilizie. Chiaro l'obiettivo di immettere nel sistema almeno alcuni dei numerosi alloggi ora sfitti.

I comuni, inoltre, dovranno adottare un "piano annuale dell'offerta abitativa" ogni anno, che rappresenterà la "base programmatica" dei bandi per l'assegnazione degli alloggi. Comuni e gestori inoltre avranno funzioni differenziate. In particolare, i bandi saranno sempre di competenza dei comuni, ma le assegnazioni le faranno i soggetti proprietari e gestori. I controlli sui requisiti degli assegnatari saranno annuali, mentre i contratti avranno una durata di otto anni rinnovabili.

Sarà possibile, per i comuni, creare una Agenzia per la casa che svolgerà attività di orientamento ai cittadini sulle opportunità di alloggio, ma anche azioni di sostegno alla locazione e di garanzia verso i proprietari nei casi di morosità incolpevole.

Per la riforma vengono stanziati più di 380 milioni di euro, di cui 225 per recuperare il patrimonio abitativo pubblico. E poi 80 milioni e 200 mila euro per l'housing sociale, 56 milioni per sostenere le famiglie all'accesso e al mantenimento dell'abitazione, 20 milioni di contributo di solidarietà per nuclei in stato di disagio. Ora la parola passa al consiglio regionale.

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