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Dimissioni Cenati, la comunità Ebraica di Milano: “Preoccupati per la deriva dell’Anpi”

La comunità ebraica si è schierata con l'ex presidente dell'Anpi di Milano dopo la sua decisione di lasciare l'associazione

Preoccupazione “per una deriva che allontana l’Anpi dai suoi principi fondanti, e testimonia un coraggio e un’integrità che non possono che suscitare in noi ammirazione e rispetto”. È la posizione della comunità ebraica milanese dopo il passo indietro di Roberto Cenati da presidente dell’Anpi di Milano.

"In queste ore di turbamento e profonda riflessione per la comunità dell'Anpi e per tutti noi che condividiamo i valori della Resistenza e dell'impegno civile - si legge nella nota -, vogliamo esprimere a nome dell'intera Comunità Ebraica di Milano la nostra più sincera vicinanza e gratitudine per il delicato e fondamentale ruolo che Roberto Cenati ha ricoperto all'interno dell'Anpi di Milano, grazie anche a una consapevolezza di come l'antisemitismo sappia abilmente travestirsi da antisionismo, come già denunciato a suo tempo dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e - prima ancora - dal suo predecessore Giorgio Napolitano”.

Perché si è dimesso Cenati

Le dimissioni di Cenati sono arrivate nella giornata di sabato e sono state definite irrevocabili. Il motivo? L’utilizzo della parola “Genocidio” per la guerra di Israele a Gaza.

Non sono d'accordo sulla linea dell'Anpi nazionale che il 9 marzo farà una manifestazione nazionale con la Cgil in cui ha inserito anche l'espressione 'impedire il genocidio'. 'Genocidio' è diventato una parola virale, ma va trattato con grande cura" ha detto Cenati. "Il governo di estrema destra di Netanyahu, dopo l'ignobile attacco di Hamas, ha fatto un bagno di sangue uccidendo tantissime persone, fra cui bambini e donne - ha sottolineato - ma il termine 'genocidio’ va usato con 'delicatezza’ perché è lo sterminio programmato scientificamente di una popolazione".

"Non discuto che la reazione di Israele sia esagerata ed eccessiva ed abbia provocato migliaia di morti - ha affermato - ma, ripeto, non è un genocidio. L'Anpi nazionale ha usato questo termine estrapolandolo dall'istruttoria portata avanti dal Tribunale internazionale dell'Aja. Ma appunto si tratta di una istruttoria e non si è ancora giunti a una sentenza".

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