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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Politica Porta Ticinese / Via Santa Croce

Regolarizzazione dei centri sociali, il "muro contro muro" al Comune

Aperto un tavolo di confronto, ma non vengono nominati gli "antagonisti": "Vogliono una logica di scambio politico, consenso in cambio di favore, che nessuno in questi termini può prendere in considerazione"

Frizioni su frizioni per le occupazioni abusive e i centri sociali a Milano. Palazzo Marino si trova tra due fuochi: da un lato le pressioni dell'opposizione, che vorrebbero rispetto della legalità assoluto e intransigenza zero, dall'altro le spinte degli antagonisti per spazi "liberi" da regole. Cosa che, anche per una giunta di centrosinistra, non può esistere.  

Il confronto che il Comune ha aperto per sanare alcune situazioni spinose - si chiama "Gruppo di lavoro sugli spazi sociali" - non sembra essere partito col piede giusto.

Al tavolo indetto da piazza Della Scala hanno aderito Emanuele Patti (Arci Milano); Corrado Mandreoli (Camera del Lavoro); Don Gino Rigoldi (Comunità Nuova); Stefano Pasta (Comunità di Sant’Egidio). Ma nella nota in cui si presenta questo consesso non sono nominati i centri sociali. L'unico accenno è al fatto che le realtà partecipanti non dovranno compiere passi tali da minare il percorso: una richiesta indiretta a evitare nuove occupazioni, null'altro.

Uno smacco secondo alcuni. In particolare per Zam, Lambretta o Macao. «L’autorganizzazione non intende trasformarsi in qualcosa in cui ci siano regolamenti — spiega Franz, dello spazio di via Santacroce 19, come riporta Repubblica —. Il Comune di Milano ha fatto un comunicato in cui i centri sociali non vengono nominati e non riesce a prendere un impegno sugli sgomberi. Si chiede anzi che non ci siano nuove occupazioni. È una logica di scambio politico, consenso in cambio di favore, che nessuno in questi termini può prendere in considerazione. O c’è un chiarimento ulteriore o non ci sono le condizioni».

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