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Moschee, De Corato: "La Tunisia le chiude, la sinistra vuole aprirle"

Polemica dell'ex vicesindaco: a Milano ne sono previste due, nuove di zecca, mentre in Tunisia ne chiuderanno 80 dopo gli attentati. Anche se si tratta solo di quelle con i predicatori più estremisti

Dopo gli attentati dei giorni scorsi, prende corpo in Italia e a Milano il dibattito sulle moschee. L'appiglio è la decisione del governo tunisino di chiuderne circa 80, quelle più "pericolose" in quanto frequentate da predicatori che incitano all'odio verso i non islamici e, in qualche caso, ad atti di terrorismo vero e proprio.

Il governatore lombardo Roberto Maroni (Lega Nord ed ex ministro dell'interno) ha affermato, diplomaticamente, che si tratta di "una strada da considerare e anche seguire", facendo intendere che l'eventuale chiusura di una moschea o di un centro di cultura islamica dovrebbe essere percorsa se sussistono ragioni valide, come appunto ha fatto la Tunisia, che ne ha chiuse ottanta, ma su decine di migliaia, visto che le moschee in quel Paese sono capillari come le chiese in Italia.

Il centrosinistra lombardo è contrario. "Negare la libertà di culto - ha affermato Lucia Castellano del Patto Civico - violando uno dei diritti costituzionali non garantisce più sicurezza, al contrario". Nel dibattito si è inserito anche l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, ora consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Milano: "La Tunisia, Paese islamico, chiude 80 moschee, mentre Pisapia, Majorino e Castellano vogliono aprirle a Milano. Sono più islamici dei musulmani", ha commentato, anche se obiettivamente l'apertura di una moschea non significa, automaticamente, che sia poi frequentata dai predicatori d'odio (unica ragione per cui la Tunisia ne vuol chiudere alcune).

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