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Sala non vuole che il presidente autoproclamato del Venezuela Guaidò sia cittadino onorario di Milano

Esplosa la polemica quando il sindaco si è espresso in modo contrario mentre in aula, a Palazzo Marino, era in discussione una mozione sul Venezuela

Il sindaco di Milano Beppe Sala si è esplicitamente (e nettamente) dissociato dall'assegnazione della cittadinanza italiana al presidente autoproclamato del Venezuela riconosciuto da molti Paesi, Juan Guaidò. Il caso nasce da una mozione presentata a Palazzo Marino da Enrico Marcora, della Lista Sala.

La mozione prevedeva da una parte il sostegno a Guaidò e al "suo" Venezuela, Paese che sta soffrendo una crisi economica drammatica oltre che una crisi politica lacerante. E dall'altra, appunto, la proposta di conferirgli la cittadinanza onoraria di Milano. Questo secondo punto, però, ha sostanzialmente spaccato l'aula del consiglio comunale. L'assessore all'educazione Laura Galimberti, in aula in rappresentanza di tutta la giunta, ha espresso parere favorevole alla mozione ma con riserva sulla cittadinanza onoraria.

Contemporaneamente, a margine di un evento che si svolgeva alla sede dell'Ispi, Sala si esprimeva contro la cittadinanza onoraria. Quando le agenzie hanno "battuto" la notizia, il clima in aula è esploso. «Quando è a rischio la libertà dei popoli, il sindaco deve esprimersi, deve avere il coraggio. E non a mezzo stampa ma in aula», ha affermato Matteo Forte di Milano Popolare (centristi di centrodestra). «Per il centrosinistra, Guaidò vale meno di Mimmo Lucano», ha aggiunto Luigi Amicone di Forza Italia.

«Guaidò si sta battendo per il suo popolo ostaggio di una dittatura che sta violando i più fondamentai diritti umani e che è inerme davanti a una preoccupante emergenza sanitaria. E' questo il modo in cui il sindaco dimostra di aver a cuore le persone che scappano dalla miseria?», ha commentato Alessandro De Chirico di Forza Italia. E Alessandro Morelli della Lega si è unito all'invito al sindaco a spiegare in aula il perché della contrarietà.

Venezuelani: «Cittadinanza onoraria fondamentale»

Alla fine, comunque, un emendamento della maggioranza per eliminare dalla mozione la questione della cittadinanza a Guaidò è stato approvato e poi la mozione modificata è stata approvata dall'aula con i voti del centrodestra, del Partito Democratico e della Lista Sala, mentre non hanno partecipato al voto Milano in Comune, Milano Progressista, il Movimento 5 Stelle e Carlo Monguzzi del Pd.

Con la mozione, approvata, il Comune di Milano chiede che sia creato un corridoio umanitario per aiutare il Venezuela, tra l'altro inviando medicinali, ma anche nuovi gemellaggi con città di quel Paese. E a Palazzo Marino anche un nutrito gruppo di venezuelani che vivono a Milano, che però hanno lasciato l'aula quando hanno capito che i consiglieri comunali stavano per togliere dalla mozione la cittadinanza onoraria. «Litigano tra di loro e non si rendono conto che in Venezuela ci sono migliaia di persone, anche italiane, che stanno soffrendo e morendo», l'affermazione più rappresentativa dei venezuelani: «Non dare la cittadinanza a Guaidò è come non riconoscerlo come presidente».

Juan Guaidò, classe 1983, ingegnere e oppositore prima di Chavez e poi di Maduro, da presidente dell'Assemblea Nazionale (il Parlamento venezuelano) a gennaio 2019 ha giurato sulla Costituzione come presidente del Venezuela ad interim, contestando la rielezione di Nicolas Maduro a presidente come illegittima. La Costituzione venezuelana permette al presidente dell'Assemblea Nazionale di assumere la carica ad interim di Capo di Stato nel caso di un vuoto di potere. Tuttavia alcuni Paesi (tra cui Russia, Cina, Cuba, Turchia e Nicaragua) continuano a sostenere che Maduro sia il presidente legittimo.

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