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Cocco "salva", bocciata la mozione di censura all'assessore con le azioni Microsoft

Lei in aula si difende: "Microsoft paga con le stock option, ma non c'è rischio di conflitti d'interesse"

Roberta Cocco (foto Comune di Milano)

Bocciata in consiglio comunale la mozione di censura all'assessore Roberta Cocco, ex manager di Microsoft e in giunta a Milano con la delega alla trasformazione digitale. L'appuntamento era stato rimandato a dopo l'approvazione del bilancio di previsione triennale. Tutto era iniziato con la mancata pubblicazione, da parte della Cocco, dei suoi redditi e patrimoni riferiti all'anno 2015, come invece la legge impone a tutti gli amministratori. L'assessore aveva pensato anche di dimettersi pur di non effettuare la pubblicazione, poi il sindaco Giuseppe Sala l'aveva convinta.

E così i milanesi avevano scoperto che l'ex manager in aspettativa possiede azioni Microsoft per 3 milioni e 800 mila dollari Usa. Un patrimonio importante, tanto che si è subito parlato di conflitto d'interessi, visto che Microsoft potrebbe partecipare a gare comunali per la fornitura di servizi e prodotti informatici.

La Cocco, in aula, ha difeso (a porte chiuse) la sua posizione spiegando che Microsoft ricompensa i dipendenti con le stock options, cioè anche con azioni che, dopo venticinque anni di carriera, hanno raggiunto un considerevole valore: e ha smentito con forza l'ipotesi di un conflitto d'interessi. Ma, ancora una volta, ha parlato di privacy per spiegare perché all'inizio non aveva pubblicato i suoi redditi. Peccato che la legge parli chiaro: per ragioni di trasparenza, gli amministratori sono tenuti a pubblicare redditi e patrimoni anche dell'anno precedente a quello in cui hanno assunto la funzione.

La mozione è stata bocciata, come era prevedibile. «Ma noi non cambiamo posizione», commentano dal Movimento 5 Stelle: «Roberta Cocco non può continuare ad essere assessore alla trasformazione digitale. Non abbiamo nulla contro i manager che decidono di impegnarsi in politica, a patto che questi non siano collocati in ruoli nei quali si trovino ad assumere scelte che possano astrattamente favorire i loro datori di lavoro o le aziende a queste connesse».

«Il conflitto d'interessi può essere gestito ma va dichiarato, l'assessore non fa bene a negarlo», è il commento di Stefano Parisi, già candidato sindaco per il centrodestra. 

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